“Guardo con forte preoccupazione ai volantini comparsi ad Alghero che annunciano un corteo accompagnato dallo slogan “Tourists Get Out”, un messaggio già di per sé grave, ma reso ancora più inquietante dai contenuti che lo accompagnano. Nel manifesto si mette infatti sullo stesso piano il turismo di massa, la gentrificazione, la mafia e addirittura il cosiddetto “turismo sionista”, in una miscela ideologica tanto confusa quanto pericolosa che finisce per attribuire al turismo una responsabilità indistinta per fenomeni sociali, economici e perfino criminali tra loro profondamente diversi”. E’ quanto dichiara Marco di Gangi, Responsabile regionale del Dipartimento Turismo di Fratelli d’Italia Sardegna.
“Ritengo questa impostazione profondamente sbagliata. Si può discutere, ed è giusto farlo, di come governare i flussi turistici, di sostenibilità urbana, di accesso alla casa, di tutela delle comunità residenti e di modelli di sviluppo più equilibrati. Ma qui non siamo davanti a una riflessione seria sul futuro del turismo”.
“Qui siamo davanti a una narrazione ideologica che individua nel turismo il capro espiatorio di ogni problema contemporaneo – prosegue – arrivando persino ad accostarlo a fenomeni gravissimi come la criminalità organizzata o a questioni geopolitiche internazionali, in un cortocircuito culturale che ha un unico effetto: alimentare ostilità verso chi visita i nostri territori e verso chi dal turismo trae lavoro, reddito e opportunità”.
“È un messaggio irresponsabile soprattutto in una regione come la Sardegna – sottolinea Di Gangi – dove il turismo rappresenta uno dei principali motori economici e garantisce occupazione diretta e indiretta a migliaia di famiglie”.
“Ancora più grave è constatare come in questi anni si sia progressivamente diffuso, anche in alcuni ambienti politici e amministrativi, un atteggiamento di crescente ostilità verso il turismo, verso l’accoglienza, verso chi investe nel settore ricettivo e verso un comparto che invece andrebbe governato con intelligenza e non demonizzato per convenienza ideologica. La Sardegna ha bisogno di regole, programmazione e qualità dell’offerta. Non di campagne di odio contro i turisti”.
“E allora – conclude Di Gangi – la domanda finale credo debba essere rivolta soprattutto a quegli amministratori pubblici che condividono, legittimano o alimentano questo clima culturale: se davvero considerate il turismo un problema al punto da accostarlo alla mafia, alla speculazione e persino a conflitti ideologici internazionali, siete pronti a dire con altrettanta chiarezza ai cittadini sardi – a chi lavora negli hotel, nei ristoranti, nei trasporti, nelle case vacanza, nel commercio e nei servizi – quale alternativa economica concreta proponete per sostituire uno dei pochi settori che oggi garantisce benessere e futuro alla nostra isola?”.

