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Ebola, l’Aou di Sassari: “Nessun allarme, struttura e competenze ci sono. Procedura in fase di approvazione già programmata”

Redazione 5 Giugno 2026 0 commenti
Le palazzine Stecche Bianche

Nessun allarme, ma massima attenzione organizzativa e piena consapevolezza della complessità di eventuali casi sospetti di infezione da virus Ebola o da altri agenti ad alta pericolosità. L’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari interviene per rassicurare cittadine e cittadini e operatori sanitari: la struttura, le competenze professionali e gli spazi per una prima gestione in sicurezza sono presenti, mentre è in fase di approvazione una procedura dedicata alla gestione di eventuali casi sospetti.

La procedura prevede che, in caso di segnalazione di un paziente con sospetta infezione da Ebola o da altri virus trasmissibili per contatto diretto, venga immediatamente attivata un’area dedicata all’interno della Clinica di Malattie infettive di viale san Pietro.

Si tratta degli spazi utilizzati durante la pandemia come Rianimazione Covid e che possono essere rapidamente convertiti in un’area ad alto isolamento. L’area è pronta ed è già stata  sottoposta a interventi di pulizia e verifica, con percorsi separati per l’accesso, la vestizione e la svestizione degli operatori, l’individuazione della zona rossa e la gestione in sicurezza delle attività assistenziali, Il percorso definisce nel dettaglio le modalità di accesso del paziente, l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale e delle apparecchiature necessarie per eseguire esami e monitoraggi direttamente all’interno dell’area isolata, riducendo al minimo gli spostamenti e garantendo la massima sicurezza per operatori e cittadini.

«La struttura c’è, i medici e anche le competenze ci sono – sottolinea Sergio Babudieri,  professore ordinario di Malattie infettive e tropicali all’Università di Sassari e direttore della Clinica di Malattie infettive e Tropicali dell’Azienda ospedaliero universitaria –. Sassari ha già affrontato nel 2015 un caso di Ebola senza casi secondari e ha gestito durante la pandemia da Covid-19 reparti ad altissima complessità. È chiaro che questi scenari richiedono organizzazione, protocolli formalizzati e formazione continua, ma non partiamo da zero. L’obiettivo è garantire una gestione sicura del paziente sospetto e, soprattutto, proteggere operatori e cittadini».

Sul fronte della formazione, l’Azienda ha già avviato contatti con l’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma per un percorso di aggiornamento rivolto al personale sanitario. I primi corsi di formazione sono programmati a partire dal 18 giugno, per proseguire a luglio e riprendere in autunno, con l’obiettivo di garantire nel tempo un sistema stabile di preparazione e addestramento del personale.

Luciana Mameli, direttrice sanitaria dell’Aou di Sassari, evidenzia il lavoro avviato dall’Azienda: «Stiamo lavorando per mettere a punto una procedura chiara, sostenibile e coerente con le esigenze di sicurezza. Non bisogna alimentare allarmismi, ma rafforzare la preparazione. La formazione, la definizione dei percorsi e l’individuazione degli spazi sono gli strumenti con cui si governa il rischio e si evita l’improvvisazione».

L’Aou ricorda che l’eventuale gestione di un caso sospetto avverrebbe in raccordo con la rete regionale e nazionale, con il coinvolgimento delle strutture di riferimento previste per le malattie infettive ad alta pericolosità. In caso di conferma diagnostica e di condizioni cliniche compatibili, il paziente verrebbe indirizzato verso i centri nazionali di riferimento, secondo i percorsi previsti.

«L’eventuale gestione di un caso sospetto avverrebbe in stretto raccordo con la rete regionale e nazionale che coinvolge Areus, i servizi di prevenzione, il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Aeronautica militare con il nucleo di biocontenimento per eventuali trasferimenti protetti verso i centri nazionali di riferimento come lo Spallanzani di Roma, garantendo un percorso assistenziale definito e sicuro in ogni fase della presa in carico. Il punto fondamentale è farsi trovare pronti – conclude il direttore delle Malattie infettive – La paura nasce quando non si conoscono i percorsi. La formazione serve proprio a questo: dare sicurezza agli operatori e protezione ai pazienti».

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