La Confcommercio Territoriale di Sassari interviene con fermezza sul tema della cosiddetta “ricucitura urbana” tra la città e l’area commerciale di Predda Niedda, denunciando un quadro che affonda le radici in decenni di decisioni politiche che hanno progressivamente indebolito il centro storico a vantaggio di un’area privata cresciuta senza regole e senza oneri.
Il documento diffuso oggi da Confcommercio ricostruisce come, dagli anni ’90, capannoni nati con agevolazioni destinate all’industria siano stati trasformati in spazi commerciali senza le relative urbanizzazioni, senza controlli e con il sostegno di fondi pubblici, mentre nel centro storico si applicavano norme sempre più rigide, intolleranza sul sistema della sosta (principalmente a pagamento), fino a una ZTL che ha eliminato perfino il trasporto pubblico dedicato. Il risultato è stato uno squilibrio evidente: Predda Niedda è diventata una “città parallela”, mentre il cuore di Sassari perdeva residenti, servizi e attività economiche.
Oggi, sottolinea Confcommercio, con la crisi della grande distribuzione e la riconversione di molti spazi in palestre, ristorazione e intrattenimento, si parla di “ricucitura”. Ma il timore diffuso è che questa operazione si traduca in nuovi costi collettivi dopo decenni di agevolazioni concesse all’area privata.
“Dopo aver favorito per decenni la fuga del commercio dal centro, si chiede ai sassaresi di finanziare anche la ‘ricucitura’ con quell’area. Una prospettiva che solleva interrogativi politici precisi:
- chi ha beneficiato delle scelte urbanistiche che hanno creato questo squilibrio?
- quali costi sono stati scaricati sulla collettività?
- la ricucitura risponde a un interesse pubblico o serve a sostenere un’area privata oggi in difficoltà?
- perché oggi in quell’area ci si attiene “alla lettera” al PUC del 2007 per la costruzione di nuovi spazi commerciali e viene invece ignorato, quando parla della elettrificazione della Sassari Sorso e del collegamento con Li Punti, per il Trasporto Pubblico Locale?”
Confcommercio sottolinea che Sassari non può permettersi un’altra stagione di interventi calati dall’alto, privi di trasparenza e memoria delle responsabilità. “Le città evolvono, cambiano, si trasformano. Non esiste un modello immutabile. Ma quando il cambiamento è guidato più da interessi particolari che da una visione collettiva, il rischio è che a pagare siano sempre gli stessi: i cittadini”.

