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Sassari, uliveti che scompaiono e silenzi che pesano

Antonello Sassu 4 Aprile 2026 0 commenti
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A Sassari scompare un altro pezzo di uliveto. Non si tratta soltanto di qualche albero in meno, ma di un frammento di paesaggio storico che per decenni ha caratterizzato la cintura agricola della città. Gli uliveti periurbani, infatti, rappresentano non solo una risorsa ambientale, ma anche un elemento identitario e produttivo, legato alla tradizione agricola del territorio.

L’intervento che ha portato alla loro rimozione si inserisce nel quadro delle trasformazioni urbanistiche e delle opere autorizzate dall’amministrazione comunale guidata da Giuseppe Mascia. Come spesso accade in questi casi, tutto si è svolto nel rispetto delle procedure formali: autorizzazioni, valutazioni tecniche, atti amministrativi. Eppure, ciò che manca è il dibattito pubblico.

Colpisce infatti il silenzio delle associazioni ambientaliste. In passato, anche per interventi meno invasivi, si erano registrate mobilitazioni, raccolte firme, prese di posizione nette. Oggi, invece, la reazione appare debole, quasi assente. Questo squilibrio diventa ancora più evidente se si guarda al recente passato amministrativo. Durante la giunta guidata da Nanni Campus, progetti legati alla messa in sicurezza del territorio o alla trasformazione di alcune aree avevano suscitato forti contestazioni. In quei casi, il tema ambientale era stato al centro del dibattito cittadino.

Oggi, di fronte alla scomparsa di un uliveto, quel livello di attenzione non si registra. È una differenza che alimenta il sospetto di un doppio standard: una sensibilità ambientale che si attiva o si spegne anche in base al contesto politico.

Eppure, il tema è tutt’altro che marginale. La progressiva perdita di aree verdi e agricole attorno alla città incide su più livelli:
• ambientale, per la riduzione della biodiversità e dell’equilibrio ecosistemico
• paesaggistico, per l’alterazione di un territorio storicamente riconoscibile
• culturale, perché si interrompe un legame con pratiche e saperi tradizionali

Inoltre, in una fase in cui si parla sempre più di sostenibilità, consumo di suolo e resilienza urbana, ogni intervento di questo tipo dovrebbe essere accompagnato da un confronto trasparente e partecipato. Il punto, quindi, non è soltanto stabilire se quell’uliveto potesse o meno essere sacrificato. Il nodo vero è un altro: la coerenza. La difesa dell’ambiente non può essere selettiva, né subordinata a logiche di appartenenza politica.

Sassari ha bisogno di un dibattito più maturo, capace di andare oltre le contrapposizioni e di mantenere la stessa attenzione, indipendentemente da chi governa. Perché quando a scomparire non è solo un uliveto, ma anche la capacità di indignarsi in modo coerente, il danno per la città diventa doppio.

Antonello Sassu
già assessore all’Ambiente e attuale Capogruppo in Consiglio comunale di Sassari Progetto Comune

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centro storico sassari

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