L’ultima tornata elettorale ha consegnato un risultato particolarmente deludente per il centrodestra in Sardegna e, in modo ancora più evidente, nel nord dell’isola. Un dato che non può essere archiviato come un semplice incidente di percorso né attribuito esclusivamente a fattori contingenti. Al contrario, impone una riflessione seria e approfondita da parte delle forze politiche interessate.
Ogni sconfitta porta con sé delle lezioni. La prima è che non esistono rendite di posizione eterne. La seconda è che il consenso va costruito giorno dopo giorno e non può essere dato per acquisito. Negli ultimi anni si è spesso pensato che la forza della coalizione a livello nazionale e la leadership della presidente del Consiglio potessero essere sufficienti a trainare automaticamente i risultati anche nei territori. I fatti dimostrano che non è così.
La politica vive innanzitutto di presenza, ascolto e radicamento. Nessun simbolo nazionale, per quanto forte, può sostituire il lavoro quotidiano nelle comunità locali. Gli elettori non possono essere chiamati a mobilitarsi soltanto una settimana prima delle elezioni. Quando accade, il rischio è che il rapporto tra cittadini e politica si riduca a una richiesta di voto episodica, priva di quel confronto costante che costituisce la base di ogni consenso duraturo.
Per questa ragione è necessario aprire immediatamente un dibattito interno ai partiti. Un confronto sincero, senza alibi e senza la ricerca di capri espiatori. Occorre analizzare gli errori commessi, comprendere le ragioni dell’allontanamento di una parte dell’elettorato e individuare nuove modalità di partecipazione e coinvolgimento.
Ma la riflessione non può limitarsi ai confini delle singole organizzazioni politiche. È indispensabile avviare un dialogo con tutte le realtà civiche, associative e politiche che si riconoscono nell’area culturale e valoriale del centrodestra e del moderatismo sardo. Le sfide che attendono il nord Sardegna e l’intera isola richiedono una capacità di aggregazione ben più ampia rispetto a quella mostrata negli ultimi anni.
Il tema dello sviluppo economico, delle infrastrutture, della sanità territoriale, della continuità territoriale, dello spopolamento e delle opportunità per i giovani non può essere affrontato soltanto in campagna elettorale. Servono proposte credibili e una presenza costante nei territori. Serve una classe dirigente che torni a confrontarsi con amministratori locali, categorie produttive, associazioni e cittadini.
Le prossime elezioni regionali e politiche possono rappresentare un’occasione di rilancio, ma soltanto a una condizione: iniziare il lavoro da subito. La ricostruzione del consenso non si improvvisa e non si realizza nelle ultime settimane prima del voto. È un percorso lungo, fatto di ascolto, umiltà e capacità di costruire alleanze.
Se il risultato elettorale ha lanciato un messaggio, sarebbe un errore ignorarlo. La Sardegna, e in particolare il nord dell’isola, chiedono una politica più presente, più vicina ai problemi reali e capace di guardare oltre le scadenze elettorali.
Antonello Sassu
Consigliere comunale di Sassari

