Un sistema aeroportuale in piena espansione, sostenuto per decenni da risorse pubbliche, si prepara a un passaggio che potrebbe ridisegnare in modo profondo gli equilibri economici e politici della Sardegna. La creazione di una holding unica per la gestione degli scali di Cagliari, Olbia e Alghero segna infatti un punto di svolta: il controllo effettivo passerebbe a un soggetto privato, sollevando interrogativi su governance, interesse pubblico e futuro della mobilità nell’isola.
I dati economici raccontano di un comparto in salute. Nel 2024 la Sogaer, società che gestisce lo scalo del capoluogo di regione, ha registrato 76,5 milioni di euro di ricavi e un utile netto di 10,5 milioni. Ancora più marcata la performance della Geasar di Olbia, con 93,9 milioni di entrate e 24,5 milioni di utili. Più contenuti i risultati della Sogeaal di Alghero, che resta comunque in crescita con 22 milioni di euro di entrate e 44.943 euro di utili rispetto ai 139.394 dell’anno precedente. Nel 2025 il numero di passeggeri è aumentato in tutti gli scali: +6,3% a Cagliari, +18,4% a Olbia, +7,8% ad Alghero. Un trend che rafforza l’attrattività degli aeroporti come asset strategici e redditizi.
Il progetto prevede la creazione di una società unica che integri i tre aeroporti sotto il coordinamento di F2i Ligantia, realtà legata al fondo F2i e partecipata da grandi investitori, tra cui il Fondo Ania (38,90%), Terzo Fondo (34,18%, di cui il 4,77% in mano alla Cassa depositi e prestiti), l’americana BlackRock (15,77%) e la Fondazione di Sardegna (11,15%).
Nel 2016 F2i acquisì il 71,25% delle quote di Sogeaal (Alghero) con un investimento di oltre 9 milioni di euro, e nel 2020 rilevò il 79,8% delle quote di Geasar (Olbia) per un importo di 248 milioni di euro. Nel 2022 si è registrata una rivalutazione delle due società che hanno visto lievitare il valore delle quote possedute da Ligantia in Sogeaal (16 milioni con incremento di circa il 77%) e in Geasar (362 milioni con incremento di circa il 46%).
Adesso F2i Ligantia si prepara ad acquisire le quote di Sogaer (Cagliari) attraverso un’operazione che non viene formalmente definita come una vendita, ma come un’“integrazione industriale”. Il meccanismo prevede il conferimento del 94,4% delle quote detenute attualmente dalla Camera di commercio di Cagliari e Oristano nella Sogaer all’interno della holding. In cambio, gli attuali soci riceveranno partecipazioni nella nuova società con il 40,5% delle quote. Dal punto di vista giuridico si tratta di una procedura legittima. Tuttavia, la scelta di individuare un interlocutore unico senza gara pubblica rappresenta uno degli aspetti più contestati.
A operazione conclusa, F2i Ligantia arriverebbe a detenere il 50,25% delle quote della nuova holding che controllerà l’intero sistema aeroportuale sardo. Alla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano andrà il 40,5%, mentre il restante 9,25% delle quote sarà detenuto dalla Regione Sardegna che, pur entrando nella NewCo con un investimento di circa 30 milioni di euro, si ritroverebbe a relegata ad presenza che, nei fatti, non garantisce poteri decisionali significativi: niente controllo del consiglio di amministrazione, nessuna capacità di indirizzo strategico autonoma. Si configurerebbe così una concentrazione senza precedenti: un unico soggetto privato avrebbe la possibilità di incidere su tariffe, slot aeroportuali, rapporti con le compagnie aeree e strategie di sviluppo del traffico.
La Giunta regionale a guida Todde, con deliberazione n. 12/3 del 16 marzo 2026, ha approvato il cosiddetto “Term Sheet”, un documento preliminare non vincolante, per questa “integrazione industriale”. Un sostanziale assenso politico ad un’operazione dove le “parti si danno reciprocamente atto che è obiettivo condiviso delle stesse quello di addivenire alla firma degli accordi vincolanti relativi all’Operazione entro il 30 settembre 2026”. Una vera e propria svolta ultra-liberista realizzata da un governo regionale di centrosinistra che a parole professa la difesa l’interesse pubblico, ma nei fatti si prodiga ad accendere il disco verde ad un’operazione di privatizzazione di infrastrutture strategiche per l’economia della Sardegna.
Siamo di fronte ad un paradosso economico e politico soprattutto se si analizzano le ingenti risorse pubbliche che negli anni la Regione Sardegna ha impegnato per il sistema aeroportuale, e che ora rischia di essere consegnato, senza contropartite di controllo gestionale, ad una holding in cui la maggioranza sarà assoggettata da investitori privati del capitalismo finanziario nazionale e internazionale.
A tal proposito è bene ricordare, ad esempio, che l’Aeroporto di Cagliari-Elmas “Mario Mameli” è stato costruito e potenziato grazie a ingenti investimenti pubblici: circa 200 milioni iniziali, a cui si sono aggiunti oltre 50 milioni regionali per infrastrutture e promozione delle rotte. Ora, lo stesso ente pubblico che ha finanziato lo sviluppo dell’infrastruttura si troverebbe a entrare come socio di minoranza, senza reali leve di controllo.
La presidente della Regione, Alessandra Todde, sostiene che l’operazione non rappresenti una privatizzazione, ma uno strumento per rafforzare il sistema aeroportuale e aumentare il potere negoziale nei confronti delle compagnie aeree. In verità proprio Alessandra Todde si era presentata in campagna elettorale nel 2014 con un programma che parlava di controllo pubblico e tutela dell’interesse collettivo, mentre oggi si procede verso una governance dominata da soggetti finanziari. A rendere il quadro ancora più paradossale è il ribaltamento delle posizioni politiche rispetto al passato: operazioni simili erano state contestate dalla precedente amministrazione regionale di centrodestra, mentre oggi vengono portate avanti dai cosiddetti progressisti e socialdemocratici.
Se da un lato chi sostiene la tesi che la gestione unitaria potrebbe favorire efficienza e coordinamento, dall’altro emergono diversi timori: possibili aumenti delle tariffe aeroportuali, maggiore concentrazione sulle rotte più redditizie, riduzione dell’attenzione ai collegamenti essenziali per i residenti e impatti occupazionali nel medio periodo. In un contesto di insularità, il trasporto aereo non è solo un servizio economico, ma un’infrastruttura fondamentale per l’esercizio del diritto alla mobilità.
Il processo di costituzione della nuova holding però non è ancora concluso e resta subordinato ai pareri istituzionali e agli esiti dei contenziosi in corso. La Corte dei Conti ha espresso un giudizio critico, evidenziando carenze nella motivazione economica e nella necessità dell’operazione. Osservazioni sono arrivate anche dall’ANAC, mentre restano determinanti i pareri dell’ENAC e del Ministero delle Infrastrutture. Tra i punti più controversi figurano l’assenza di una procedura competitiva, la mancanza di un vero piano industriale, nonché la previsione, contenuta negli atti, di poter procedere anche in presenza di un parere negativo della Corte dei conti. Un quadro che ha già dato origine a ricorsi giudiziari e richieste di sospensione.
In gioco non c’è soltanto la gestione di tre aeroporti, ma il controllo di un’infrastruttura strategica per lo sviluppo economico dell’isola.

