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La Falange Spartana: archetipo di comunità

Riccardo Mulas 27 Ottobre 2025 0 commenti
falange spartana

La celebre massima “Historia est Magistra Vitae” (la storia è maestra di vita) tratta dal De Oratore di Cicerone, risuona particolarmente significativa quando si riflette su quei dettagli della storia, apparentemente semplici e marginali, che in realtà custodiscono significati più complessi e sono fonte di ampi e profondi concetti e speculazioni. Tra questi vi è la “falange spartana”, un antica formazione di combattimento che, nonostante all’apparenza possa rappresentare per molti esclusivamente una tattica di combattimento, rappresenta la trasfigurazione plastica e concreta di una concezione di vita comunitaria basata su solidarietà, disciplina e cameratismo.

Risulta, infatti, di particolare interesse il raffronto tra l’individualismo eroico degli eroi omerici, come Achille ed Ettore su tutti, con “l’anonimo”, ma essenziale, guerriero della falange spartana. Se i primi incarnano la gloria del singolo, contraddistinto da valori quali il coraggio e il furore, la falange rappresenta invece il trionfo del Noi, del gruppo, dove la soggettività non è negata, ma è sintetizzata, fusa e potenziata in un’unità superiore.

Come ben evidenziato dal testo “Sparta e l’idea spartana” (di Passaggio al bosco), l’oplita spartano combatteva come parte di un’unita “non in una frenesia e in un impeto dettato dalla paura, ma con ordine e compattezza, un ordine in cui ciascuno conosce il proprio ruolo e lo ricopre” cerando di “trarne forza così come l’altro trae forza dal resto dell’unità”.

In questa comunione di volontà e di intenti “il guerriero combatte veramente come un dio. Non saprebbe nemmeno distinguere dove finisce il suo corpo e dove comincia quello del compagno. In quel momento la falange forma un’unità così compatta e perfetta da funzionare non solo a livello di macchina da guerra, ma addirittura oltre, a livello di un singolo organismo, una bestia di sangue e cuore.”

La falange, non era dunque soltanto una macchina da guerra o una formazione tattica di grande efficacia, ma la trasfigurazione, nonché lo specchio, dell’antica società spartana.

Quest’ultima, fortemente gerarchizzata e organizzata, si basava su una concezione organica della società, all’interno della quale ciascun componente collaborava, secondo le proprie capacità, al perseguimento di un obiettivo comune, superiore al proprio interesse individuale.

Così come nella formazione militare, anche nella comunità spartana ogni componente, inquadrato gerarchicamente, era un tassello, un ingranaggio, indispensabile all’interno del macrorganismo. La sua funzione era cruciale e funzionale, la sua eventuale inattività rappresentava un pericolo per la sopravvivenza del gruppo, cos’ come, le sue possibili difficoltà erano responsabilità e preoccupazione del Noi.

Così come ogni oplita spartano prendeva parte alla battaglia, anche ciascun cittadino era parte attiva dello sviluppo e delle sorti della comunità di cui era parte.

Come notato con saggezza da Pino Rauti nella sua opera “le idee che mossero il mondo: “Nella comunità militare spartana si afferma un’altra concezione, quella del combattente che si batte fianco a fianco con i suoi compagni, non per conseguire gloria personale, bensì per seguire col proprio braccio e con il proprio sacrificio la vita della collettività.” Non più l’io solitario dell’Iliade, ma il Noi indissolubile, cementato dal sacro vincolo della comunità di appartenenza, dall’onore e dal cameratismo.

Ricollegando alla citazione ciceroniana iniziale, il dettaglio storico, apparentemente semplice e marginale, ci offre invece un prezioso monito complesso e fondamentale per il presente. Di fronte ad una società moderna ridotta ad un insieme di individui isolati, atomizzati, legati non da ideali, ma dal solo patto utilitaristico liberale della convenienza e della tutela dell’interesse privato, l’insegnamento spartano rappresenta un potente orientamento per la ricostruzione di autentiche comunità, forgiate sull’unità di intenti e sul perseguimento di un destino comune.

Esso ci ricorda il valore intrinseco dell’organicità, della responsabilità reciproca e della forza che scaturisce quando gli individui scelgono di non essere isolati, ma parti attive e necessarie di un corpo collettivo che trae forza, e offre sostegno, ai suoi componenti. L’antica disciplina militare spartana diventa così un monito per la coesione e l’unità sociale contemporanea.

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