A volte, nelle favole o nei miti, si celano insegnamenti inestimabili. Ne è un esempio la storia del gabbiano Jonathan Livingston, narrata da Richard Bach: un piccolo romanzo che, attraverso la vicenda di un gabbiano, fa emergere principi e valori ai giorni nostri sempre più rari.
Jonathan rappresenta metaforicamente colui che sente il dovere, o la necessità, di elevarsi dalla massa, dalla mediocrità che caratterizza i suoi simili, interessati unicamente a nutrirsi e a sopravvivere.
Egli ritiene che la vita non possa essere ridotta a mera sopravvivenza, ma vada vissuta elevandosi “al di sopra dei piatti orizzonti terreni”. Jonathan ama volare in alto, compiere capriole, superare i propri limiti, affrontare la fatica, solo così riesce a sentirsi vivo, a trovare un senso alla propria esistenza, altrimenti piatta e sterile.
Per questo motivo viene visto come diverso dagli altri, prigionieri della “psicologia della massa”, incapaci di cogliere il senso delle sue azioni.
Inizialmente affranto e isolato, Jonathan comprende poi che la sua strada è una sola: non deve rinunciare a se stesso né ai propri ideali, ma inseguire con fermezza sogni e ambizioni. In poco tempo diventa un punto di riferimento per altri gabbiani, fino a creare una comunità organica unita da un comune sentire e da un’unità di intenti.
La storia di Jonathan diventa così una metafora esistenziale che ben si presta anche alla politica e al mondo della militanza. Spesso, chi si fa portatore di idee e valori non conformi alla maggioranza viene escluso o bollato con etichette denigratorie, con l’unico scopo di renderlo “impresentabile”. Jonathan non è soltanto un animale che vuole volare più in alto, ma il simbolo di chi sceglie di “credere”, affrontando un percorso di crescita che richiede coraggio, disciplina e disponibilità ad essere messo da parte pur di restare fedele, senza tradire i propri ideali.
La morale è duplice: da un lato, l’importanza di coltivare i propri interessi e ideali senza piegarsi al conformismo; dall’altro, la possibilità che questa ricerca interiore diventi una guida per gli altri, un esempio di esistenza autentica.
I grandi classici, dai miti alle favole, fino ai romanzi più celebri, custodiscono valori e insegnamenti senza tempo.
In un mondo moderno abitato da “individui” docili, ubbidienti e privi di identità, il cui unico obiettivo sembra essere sopravvivere, consumare e soddisfare ogni desiderio, chi ancora crede in qualcosa viene spesso escluso o malvisto.
È proprio per questo che diventa fondamentale coltivare i propri interessi e ideali, senza piegarsi alla massa, rifiutando ogni compromesso al ribasso, affinché la propria ricerca diventi guida, speranza, monito ed esempio per gli altri, testimoniando un’esistenza autentica e capace di dare vita a comunità salde e coese. Perché la vita non è sopravvivenza: è lotta, è fede, è comunità.
Concludo citando il filosofo Julius Evola: “Si lascino pure gli uomini del tempo nostro parlare. Li si lascino alle loro verità e ad un’unica cosa si badi: a tenersi in piedi in un mondo di rovine.”

