Chiedere elezioni anticipate oggi non è un atto democratico. È un atto irresponsabile. E a renderlo ancora più grave è il fatto che questa spinta arrivi spesso da forze di minoranza che, non avendo i numeri per governare, cercano scorciatoie politiche mettendo a rischio la stabilità dell’intero Paese.
Quando non si ha la forza per incidere nelle sedi istituzionali, si prova a spostare il campo di gioco. È una dinamica nota: trasformare la difficoltà politica in crisi sistemica, sperando che il caos apra spazi che il consenso non ha concesso.
Ma qui non siamo dentro un gioco. Qui c’è un Paese reale, con un’economia fragile, un debito enorme e famiglie che non possono permettersi l’instabilità.
Mentre le minoranze agitano lo spettro delle urne, il contesto internazionale si deteriora: guerre, tensioni energetiche, mercati nervosi. In questo scenario, aprire una crisi politica significa una cosa sola: indebolire l’Italia proprio quando dovrebbe mostrarsi compatta.
Un Paese in campagna elettorale è un Paese che smette di contare. E chi lo spinge in questa direzione se ne assume una responsabilità precisa.
Chi chiede elezioni anticipate sa perfettamente cosa accade: decisioni bloccate, riforme congelate, credibilità internazionale erosa. Si punta a logorare il sistema, a far saltare gli equilibri, nella speranza di raccogliere consenso nel disordine. Ma è un gioco pericoloso, perché l’instabilità non è mai neutrale: colpisce sempre i più deboli e il costo lo pagano tutti gli italiani.
Spread che sale, investimenti che rallentano, fiducia che evapora. È già successo, e succederà di nuovo. Non esiste crisi politica senza conseguenze economiche. E ogni volta il conto arriva a cittadini e imprese, non a chi l’ha provocata.
Invocare il voto in ogni momento non è difendere la democrazia. È piegarla a un interesse di parte. La democrazia vive anche di responsabilità istituzionale, di rispetto dei tempi, di consapevolezza del contesto. Forzare elezioni in una fase così delicata non è esercizio democratico: è opportunismo politico.
Oggi la scelta è chiara: o si lavora per garantire stabilità e guidare il Paese in una fase complessa, oppure si alimenta una crisi per tornaconto politico. Chi sta spingendo per le elezioni anticipate dovrebbe avere il coraggio di dirlo apertamente: sta scegliendo il proprio interesse, non quello dell’Italia. E in un momento come questo, è una colpa politica grave.
Antonello Sassu
Consigliere comunale di Sassari

