La Camera di Commercio del Nord Sardegna ha lanciato la decima edizione dell’Osservatorio Economico “La Sardegna che conta”, tracciando una radiografia dettagliata e senza filtri dello stato di salute dell’economia e della società dell’isola. Il voluminoso e approfondito rapporto, frutto del minuzioso lavoro dell’Ufficio Statistica dell’ente e curato nei dettagli da Francesco Piredda e Gianmario Serra insieme alla responsabile del servizio Monica Cugia, è stato illustrato alla presenza del presidente della Camera di Commercio del Nord Sardegna Stefano Visconti, del segretario generale Pietro Esposito e del direttore de “La Nuova Sardegna” Giacomo Bedeschi.
Dall’analisi emerge il ritratto di un territorio in chiaroscuro, caratterizzato da forti spinte dinamiche ma anche da ombre strutturali difficili da ignorare. Sul fronte delle imprese si registra una netta ripartenza: nel 2025 il tasso di crescita del tessuto produttivo è tornato a salire attestandosi al +0,92%, per riallinearsi quasi perfettamente alla media nazionale e mettendosi alle spalle le incertezze degli anni precedenti. A guidare questa ripresa è proprio la provincia di Sassari, che si conferma la più vivace dell’isola con un incremento del +1,55% e un saldo attivo di oltre ottocento imprese, seguita a distanza da Cagliari e Nuoro.
Nel commentare i dati, il presidente della Camera di Commercio del Nord Sardegna Stefano Visconti ha sottolineato il valore di questo traguardo e la reattività del territorio: «Siamo di fronte a segnali di grande vitalità che confermano la straordinaria capacità di reazione del nostro sistema economico, guidato dalla spinta del Nord Sardegna. Ci sono numerose sfide che ci attendono e che richiedono visioni strategiche a lungo termine e un impegno corale per sostenere le imprese nel loro percorso di crescita.»
A fare da traino all’intera economia regionale, capace di produrre un PIL da 43,4 miliardi di euro, sono in particolare i servizi – che rappresentano da soli il 56% del valore aggiunto – insieme al comparto turistico e ai trasporti, mentre continuano a soffrire settori tradizionali come il commercio, l’industria e l’agricoltura.
Il turismo si conferma una delle colonne portanti della Sardegna, forte di oltre cinque milioni di arrivi e quasi ventidue milioni di presenze. Gli stranieri, in maggioranza tedeschi, francesi e svizzeri, costituiscono ormai il 56% dei visitatori, sostenuti da una rete ricettiva sempre più ampia e contrassegnata dalla forte espansione delle locazioni brevi. Questa vitalità si riflette direttamente sul mercato immobiliare residenziale, che ha visto le compravendite crescere su scala regionale e toccare il picco proprio nel territorio sassarese.
Sul fronte dell’interscambio commerciale con l’estero, l’export complessivo dell’isola subisce l’impatto della contrazione del settore petrolifero raffinato; tuttavia, l’area del Nord Sardegna va in controtendenza superando i 257 milioni di euro di merci esportate, spinte dalle eccellenze del reticolato agroalimentare come il lattiero-caseario, dalla nautica da diporto e dalla filiera del legno e del sughero.
L’analisi evidenzia però anche le profonde sfide strutturali che minacciano il futuro della regione. La più grave è indubbiamente la morsa della crisi demografica: nell’ultimo decennio la Sardegna ha perso quasi 88 mila abitanti, mentre la quota di popolazione in età lavorativa è crollata al 63% a fronte di un marcato invecchiamento della popolazione. Un trend preoccupante che, unito a un tasso di disoccupazione che risale al 9,26% e a un abbandono scolastico ancora ben al di sopra delle medie nazionali, disegna uno scenario complesso per il capitale umano dell’isola.
Sul ruolo dell’informazione e delle analisi socio-economiche nel decifrare questi complessi scenari, il direttore de “La Nuova Sardegna” Giacomo Bedeschi ha evidenziato l’importanza del report: «Leggere questi dati significa guardare in faccia la realtà della nostra isola, senza scorciatoie. L’Osservatorio ci offre uno strumento indispensabile per comprendere dove sta andando la Sardegna: da un lato la forza del turismo e dei servizi, dall’altro l’urgenza di fermare lo spopolamento e la fuga dei giovani. Riconoscere le ombre è il primo passo indispensabile per valorizzare le molte luci di questo territorio.»
Un quadro dettagliato, dunque, che impone alle istituzioni e alle forze produttive una riflessione urgente sulle strategie da adottare per il domani.

