A un anno dall’iscrizione del sito seriale “La tradizione funeraria nella preistoria della Sardegna – Le Domus de Janas” nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, la Sardegna celebra il primo anniversario di un riconoscimento che ha restituito valore universale a uno dei capitoli più antichi e originali della sua storia. Non soltanto una ricorrenza istituzionale, ma l’occasione per riaffermare il ruolo delle Domus de Janas come patrimonio dell’umanità e per guardare alla nuova fase di tutela, valorizzazione e cooperazione internazionale che si apre dopo l’iscrizione. Le Domus de Janas, straordinaria testimonianza di una civiltà sviluppatasi oltre seimila anni fa, tornano in questa importante occasione al centro di un programma, aperto al pubblico ad ingresso libero che intreccia divulgazione scientifica, patrimonio identitario, arti visive e musica, in un dialogo continuativo tra tradizione e contemporaneità.
Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Sardegna, di Fondazione Alghero e di Fondazione di Sardegna in collaborazione con la Città metropolitana di Sassari, il Comune di Sassari, il Comune di Alghero, il CeSIM, Ars Aurelia ETS e il CCN Al Centro Storico di Alghero.
Il Programma del 14 luglio Ex Mater -Piazza Moretti -Sassari
L’inaugurazione è prevista per martedì 14 luglio alle 16 nei locali dell’Ex Mater dell’accademia Sironi con una conferenza organizzata dal Cesim – Centro Studi Identità e Memoria che in qualità di responsabile tecnico-scientifico del sito seriale Unesco, coordina le attività scientifiche e operative. In questa fase il CeSIM è impegnato nell’attuazione del Piano di Gestione del sito seriale e nel coordinamento delle attività necessarie a dare concreta attuazione agli impegni assunti con l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale. L’incontro vedrà la partecipazione di studiosi, rappresentanti istituzionali e operatori culturali.
Ad aprire i lavori, alle ore 16, saranno i saluti istituzionali di Daniele Dore (Direttore dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari), Giuseppe Mascia (Sindaco della Città Metropolitana di Sassari), Ilaria Portas (Assessora regionale della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Spettacolo e Sport), Mariassunta Peci (Direttrice generale per gli Affari europei e internazionali del Ministero della Cultura), Liborio Stellino (Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Unesco) e Alessandra Todde (Presidente della Regione Autonoma della Sardegna).
A seguire, è prevista la sessione dedicata agli interventi di approfondimento, che vedrà la partecipazione di Giuseppina Tanda (CeSIM), Laura Acampora (Ufficio II Unesco del Ministero della Cultura), Gabriella Gasperetti (SABAP), Raffaella Sanna (Assessora alla Cultura del Comune di Alghero), Antonella Giglio (Regione Autonoma della Sardegna), Donatella Fiorino (DICAAR) e Giovanna Concu (DICAAR). I relatori offriranno un contributo di carattere scientifico e istituzionale sui temi della tutela, della valorizzazione e della gestione del patrimonio culturale, con particolare riferimento ai siti Unesco e alle prospettive di sviluppo e cooperazione tra istituzioni, ricerca e territorio.
Attività artistiche
Al termine della conferenza gli spazi dell’ExMa’ ospiteranno un programma di attività artistiche, curato dalla cooperativa Le Ragazze Terribili che si aprirà con il concerto Domus di Gavino Murgia e i Tenore Gòine. Musicista di riconosciuto profilo internazionale, Murgia propone una ricerca sonora che unisce tradizione sarda, jazz contemporaneo e sperimentazione. La performance sarà concepita come un’esperienza immersiva dedicata ai temi della memoria, della spiritualità e del rapporto tra uomo e paesaggio, traducendo in linguaggio musicale l’universo simbolico delle Domus de Janas. La presenza dei tenore di Gòine porta sul palco, nella giornata dedicata alle domus de Janas, un significativo collegamento tra patrimonio archeologico e patrimonio immateriale, evidenziando la continuità tra i luoghi della memoria e le espressioni vocali tradizionali che ancora oggi caratterizzano l’identità culturale della Sardegna.
Al termine del concerto, ore 19,30, sarà inaugurata la mostra Janas. Vivere, credere, morire nella Sardegna preistorica curata dall’archeologo Luca Doro.
La programmazione artistica proseguirà alle 20,30 in Piazza Monica Moretti con il concerto de Le Pitxorines, ensemble composto da sette giovani musiciste provenienti da Maiorca. Il gruppo rappresenta una delle realtà emergenti più interessanti della scena mediterranea contemporanea, con un lavoro di ricerca e reinterpretazione del repertorio tradizionale delle Baleari che dà vita a un linguaggio originale, in cui convivono folk, musica colta e influenze contemporanee. La loro partecipazione assume un forte valore simbolico: le Domus de Janas, patrimonio universale nel cuore della Sardegna, diventano occasione di dialogo tra culture insulari che condividono storia, tradizioni e identità mediterranee, trasformando l’evento in una testimonianza concreta della capacità della cultura di costruire connessioni tra territori. Con il progetto musicale Boghes de anima (21,30) il cartellone proporrà un viaggio musicale e culturale legato alla valorizzazione della lingua e della tradizione sarda attraverso un repertorio che intreccia canto popolare, poesia e nuove sonorità. Il progetto vede coinvolti Piera Demurtas, Federica Olla, Giovanni Cossu e Stefano Cherchi, artisti impegnati nella ricerca e nella diffusione del patrimonio musicale dell’isola.
Gran finale alle ore 22 con il concerto S’atobiu e sos mannos (L’incontro dei grandi), un viaggio straordinario nel cuore della Sardegna che vedrà salire sul palco due pietre miliari della scena artistica isolana: i Tenores di Bitti “Mialinu Pira” e Piero Marras. Custodi di un’arte millenaria, i Tenores di Bitti “Remunnu ‘e Locu” stati tra i primi a far conoscere la cultura del canto a tenore a livello globale. Piero Marras, cantautore simbolo della Sardegna e intellettuale raffinato, Marras è da decenni la voce poetica dell’isola. Capace di fondere le sonorità della world music e del pop-rock d’autore con la lingua sarda, Marras ha saputo raccontare come nessun altro le tensioni, le bellezze e le contraddizioni della sua terra, firmando capolavori che sono entrati di diritto nella memoria collettiva.
Il programma del 15 luglio Lo Quarter – Alghero
Le celebrazioni proseguiranno mercoledì 15 luglio ad Alghero, con una giornata dedicata al confronto internazionale e alla valorizzazione del patrimonio Unesco.
Alle 16.30, negli spazi di Lo Quarter, si terrà la tavola rotonda “I siti seriali UNESCO nel Mediterraneo. Esperienze a confronto”, promossa dal CeSIM in collaborazione con il Comune di Alghero. L’incontro riunirà rappresentanti e responsabili della gestione di importanti siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco: Menorca Talayótica(Baleari – Spagna), Arte rupestre della Valcamonica, Ipogeo di Ħal Saflieni (Malta), I Longobardi in Italia. I luoghi del potere, Via Appia. Regina Viarum, Su Nuraxi di Barumini e il sito seriale “La tradizione funeraria nella preistoria della Sardegna – Le Domus de Janas”.
L’iniziativa rappresenta uno dei momenti centrali delle celebrazioni: si tratta del primo confronto internazionale promosso dal sito seriale dopo l’iscrizione UNESCO, dedicato ai modelli di governance dei siti seriali e allo sviluppo di future reti di collaborazione tra territori accomunati dal riconoscimento del Patrimonio Mondiale. La giornata si concluderà alle 21.30, nel Piazzale Lo Quarter, con il concerto lirico “Lirica per l’Unesco”, promosso da Ars Aurelia, Comune di Alghero, CeSIM/APS, Fondazione Alghero e Centro Commerciale Naturale Centro Storico Alghero.
Protagonisti della serata saranno Paoletta Marrocu, già Artist for Peace UNESCO, insieme a Chiara Guerra, Mauro Secci, Dario Sogos, Antonio De Gobbi e Andrea Mudu, accompagnati dalla proiezione di immagini dedicate alle Domus de Janas e da un racconto del percorso che ha condotto all’iscrizione del sito seriale nella Lista del Patrimonio Mondiale.
Le celebrazioni coinvolgeranno anche il cuore della città. Dal 14 al 20 luglio, il centro storico di Alghero ospiterà una mostra diffusa realizzata in collaborazione con il Centro Commerciale Naturale Centro Storico e i commercianti aderenti: pannelli fotografici dedicati ai 18 monumenti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale accompagneranno cittadini e visitatori lungo le vie del centro, dove saranno inoltre distribuite cartoline commemorative dell’anniversario.
Il concerto è a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sulla piattaforma Boxol Sardegna.
DOMUS DE JANAS: UNA STORIA SARDA LUNGA SEIMILA ANNI DIVENTATA PATRIMONIO DELL’UMANITÀ
Il riconoscimento dell’Unesco attribuisce alla Sardegna il valore universale di uno dei suoi patrimoni più antichi e identitari. Non soltanto un insieme di monumenti archeologici, ma la testimonianza straordinaria di una civiltà che, oltre seimila anni fa, seppe trasformare la pietra in architettura, arte e memoria, consegnando alle generazioni future un’eredità di eccezionale valore. L’iscrizione rappresenta infatti un punto di partenza e non un traguardo concluso. Il primo anniversario coincide con l’avvio della piena attuazione del Piano di Gestione Unesco, chiamato a garantire tutela, ricerca, conservazione, valorizzazione e fruizione sostenibile del patrimonio attraverso la collaborazione tra istituzioni, comunità locali e mondo della ricerca. Con oltre 3.500 sepolture ipogeiche distribuite in tutta l’isola, le Domus de Janas costituiscono uno dei più vasti e significativi complessi funerari del Mediterraneo preistorico.
Scavate nella roccia per accogliere i defunti, riproducevano le abitazioni dei vivi, esprimendo una concezione della morte come prosecuzione della vita e raccontando, attraverso l’architettura, il profondo legame tra la comunità e i propri antenati. Tra le ragioni che hanno portato l’Unesco a riconoscere l’eccezionale valore universale di questo patrimonio vi è la straordinaria qualità artistica delle domus decorate. Circa trecento conservano incisioni, sculture e pitture che non rappresentano un semplice apparato ornamentale, ma costituiscono parte integrante dell’opera stessa.
A dimostrarlo sono gli studi della professoressa Giuseppa Tanda, presidente del Cesim, già professoressa ordinaria di Preistoria e Protostoria all’Università degli Studi di Cagliari, riconosciuta a livello internazionale come la massima studiosa delle Domus de Janas. In oltre quarant’anni di ricerche ha contribuito in modo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione di questo patrimonio, ricoprendo anche il ruolo di responsabile scientifica della candidatura Unesco.
«Il riconoscimento Unesco non premia soltanto un insieme di monumenti archeologici, ma restituisce alla Sardegna la consapevolezza del valore universale della sua storia più antica. Le Domus de Janas raccontano una civiltà capace di esprimere un pensiero religioso, un linguaggio artistico e un’organizzazione sociale di straordinaria complessità. Dopo l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale si apre una nuova stagione di responsabilità: continuare a studiare, tutelare e trasmettere questo patrimonio affinché rimanga vivo per le generazioni future».
Gli studi della professoressa Tanda hanno inoltre evidenziato uno degli aspetti più originali del patrimonio riconosciuto dall’Unesco. «Le tombe che abbiamo studiato, circa 300, riportano incisioni, sculture e dipinti; non sono solo delle cornici o contenitori d’arte, ma sono esse stesse dei manufatti artistici che comunicano un complesso sistema culturale, espressione di una forte coesione sociale che continua anche quando i rituali di inumazione cambiano.» Le decorazioni raccontano una visione della vita e della morte fondata sulla continuità dell’esistenza. Simboli, corredi funerari, strumenti di lavoro e raffigurazioni accompagnavano il defunto nel viaggio verso l’aldilà, testimoniando una spiritualità profondamente radicata e una concezione della rinascita condivisa dall’intera comunità.
Le ricerche hanno inoltre dimostrato come le Domus de Janas siano il frutto di una cultura autoctona della Sardegna. Pur inserite in una rete di scambi che interessava il Mediterraneo occidentale, queste architetture sviluppano forme artistiche e costruttive originali, contribuendo a definire un’identità culturale riconoscibile e unica. Le necropoli restituiscono anche l’immagine di una società sorprendentemente organizzata. Comunità dedite all’agricoltura, all’allevamento e all’artigianato erano in grado di sostenere la realizzazione di grandi opere collettive grazie al lavoro di maestranze altamente specializzate. «Una società gerarchizzata – conclude Tanda – divisa in ceti, capace di creare una organizzazione sociale che permettesse, con un enorme sforzo economico, a un ceto di “architetti scavatori” di dedicarsi alla costruzione dei villaggi dei defunti». Una struttura sociale che rappresenta una delle testimonianze più significative della complessità raggiunta dalle comunità neolitiche della Sardegna e che prefigura la continuità culturale destinata a esprimersi, nei millenni successivi, nella civiltà nuragica.
Il riconoscimento Unesco ha consacrato questo patrimonio: l’originalità di una tradizione funeraria unica al mondo, l’eccezionale qualità delle testimonianze artistiche e la capacità di raccontare l’organizzazione sociale, il pensiero religioso e l’identità delle prime comunità dell’isola.
Come sottolinea Marco Di Gangi, componente del Direttivo del Cesim, il riconoscimento apre oggi nuove prospettive per il futuro dell’isola. «L’iscrizione delle Domus de Janas nella Lista del Patrimonio Mondiale rappresenta una straordinaria opportunità per la Sardegna. Oggi la sfida consiste nel trasformare questo riconoscimento in un motore permanente di ricerca, valorizzazione culturale e turismo sostenibile. Il sito seriale può diventare uno dei principali ambasciatori dell’identità della Sardegna nel mondo, generando nuove opportunità per i territori e rafforzando il senso di appartenenza delle comunità locali.».
A un anno dall’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale, il valore delle Domus de Janas non rappresenta soltanto un motivo di orgoglio per la Sardegna, ma anche una responsabilità condivisa.
Per la vicepresidente del Cesim, Barbara De Nicolo, il primo anniversario coincide con la maturazione di un percorso collettivo. «E’ soprattutto la festa di una comunità che ha saputo credere in un progetto condiviso. Il CeSIM continuerà a lavorare perché il riconoscimento diventi sempre più uno strumento di crescita culturale, di collaborazione tra istituzioni e di partecipazione delle comunità locali. Il patrimonio mondiale vive davvero quando viene conosciuto, rispettato e sentito come proprio dai cittadini».
Un patrimonio che continua a parlare al presente e che, come ricorda l’archeologa del Cesim Giuseppina Marras, rappresenta anche una straordinaria occasione di conoscenza e di dialogo con il grande pubblico. «Le Domus de Janas sono molto più di tombe preistoriche. Sono luoghi che raccontano la vita delle comunità che le hanno realizzate, il loro rapporto con il sacro, con la memoria e con il paesaggio. Ogni visita rappresenta un viaggio dentro una civiltà che, oltre seimila anni fa, ha lasciato testimonianze di straordinaria modernità. Il riconoscimento Unesco ci offre oggi l’occasione di avvicinare un pubblico sempre più ampio alla conoscenza di questo patrimonio unico».
Le Domus de Janas raccontano una storia lunga seimila anni, scolpita nella pietra e giunta fino a noi. Una storia che oggi appartiene al mondo intero e che il riconoscimento Unesco ha definitivamente consegnato al patrimonio dell’umanità.
È questo il significato più autentico del primo anniversario dell’iscrizione Unesco: celebrare un patrimonio che appartiene all’umanità intera e rinnovare l’impegno affinché continui a essere conosciuto, tutelato e trasmesso alle generazioni future.

