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Porto Torres, consegnata la scultura “Amargura – Madri di Gaza per il mondo” dell’artista Cinzia Porcheddu

Redazione 10 Marzo 2026 0 commenti
Presentazione Scultura-Amargura

Ieri mattina la Sala di rappresentanza del Palazzo del Marchese, ha ospitato la cerimonia di consegna della scultura “Amargura – Madri di Gaza per il mondo” dell’artista turritana Cinzia Porcheddu che ha scelto di metterla a disposizione dell’Amministrazione comunale per esporla al primo piano dello storico edificio di Corso Vittorio Emanuele II, sede istituzionale del Comune di Porto Torres.

Amargura, un termine sardo che significa amarezza, ripreso dal titolo del brano e dell’album di Elena Ledda del 2025, raffigura una madre immersa per metà in una pozza d’acqua, resa attraverso il frammento informe di uno specchio: la figura emerge dall’acqua, riflettendo in essa la sua immagine. La madre tiene tra le braccia la sua vita spezzata. Si tratta di un’immagine potente ed evocativa che richiama il dolore universale delle madri vittime di violenza nel corso dei conflitti e nei troppi teatri di guerra disseminati nel mondo.

Alla consegna hanno preso parte il Sindaco Massimo Mulas, l’assessora alla cultura Maria Bastiana Cocco, l’artista Cinzia Porcheddu e Stefano Giuliani, direttore del Museo Archeologico Nazionale “Antiquarium Turritano”. L’Opera, infatti, sarà posizionata all’interno di una delle teche in vetro donate al Comune dalla Direzione Regionale Musei Sardegna a seguito della predisposizione dell’attività di riallestimento delle Collezioni archeologiche del Museo.

A fare da madrine alla cerimonia sono state le socie Fidapa BPW sezione Porto Torres, grazie alle quali la scultura era stata esposta nell’ambito della mostra “Libera l’Arte, Libera le Donne” organizzata da Cristina Valente e un collettivo di artiste in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Alla base della scelta artistica vi è la consapevolezza che tra le principali vittime delle guerre e della violenza vi siano donne e bambini e chi sopravvive porta con sé ferite profonde e indelebili. Altri, nel peggiore dei casi, perdono prematuramente la vita, talvolta insieme a una madre che aveva cercato disperatamente di proteggerli.

«La violenza di genere nei conflitti armati – scrive l’artista – diventa arma sistematica. Ogni giorno nel mondo assistiamo impotenti a scenari indicibili: il pensiero corre a Gaza, non certo per sminuire tutti gli altri conflitti in corso, ma proprio perché attraverso le immagini dell’immane tragedia vissuta dai Gazawi possiamo riflettere su quanto accade in molti altri Paesi dove la specie umana smarrisce la propria umanità. Le strutture sanitarie diventano facile bersaglio, privando milioni di donne del diritto alla salute. Drammatica la condizione delle donne incinte, tra carenza di farmaci, dispositivi medici, malnutrizione e stress acuto. In troppi angoli del mondo lo stupro è ancora usato come arma di guerra. Tutto è amaramente attuale e mi chiedo, ogni giorno, se si possa definire umana una specie che normalizza la visione della guerra fino a non indignarsi più?»

La cerimonia è stata organizzata, non a caso, all’indomani dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, ricorrenza che da oltre un secolo ricorda le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, ma anche le discriminazioni e le violenze di cui sono ancora oggetto in molte parti del mondo. L’8 marzo non è soltanto una festa, ma un momento di riflessione sulla strada percorsa e su quella ancora da costruire per raggiungere una piena parità di genere.

Attraverso l’opera “Amargura”, l’Amministrazione comunale intende offrire alla comunità uno spazio di memoria e consapevolezza, affinché l’arte diventi strumento di riflessione civile, di sensibilizzazione e di impegno contro ogni forma di violenza.

«In un mondo che corre troppo veloce – ha detto il sindaco Massimo Mulas – nel quale spesso non si ha il tempo e di fermarsi e riflettere davvero su ciò che accade e in cui ci si sta abituando alle tragedie e alle sofferenze del nostro tempo come se fossero la normalità, la sensibilità degli artisti ci ricorda che c’è ancora speranza. L’arte arriva dritta al cuore, ci aiuta a capire e ci dimostra che l’umanità non si esprime nel guardare e passare oltre ma nell’interrogarsi su ciò che accade intorno a noi. Oggi qui con noi c’è Cinzia che rappresenta uno degli esempi di quanto la nostra comunità abbia da offrire in termini di umanità, di incontro e condivisione»

«Auspichiamo – ha aggiunto l’assessora alla Cultura Maria Bastiana Cocco – che Amargura sia la prima di una serie di opere che possano trovare spazio al Palazzo del Marchese. Espressioni artistiche che come questa, particolarmente significativa per tutti coloro che stanno soffrendo nei numerosi teatri di guerra, siano capaci di veicolare messaggi importanti e universali, in grado di arrivare al cuore di chiunque visiti la sede istituzionale del Comune».

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