“La Sardegna zootecnica è seriamente in pericolo. Sebbene risultino ufficialmente solo 19 focolai, nelle oltre 9.000 aziende bovine sarde con 1.500 capi coinvolti su 263.000 in totale, siamo pienamente esposti alla minaccia concreta e devastante della dermatite nodulare contagiosa (LSD). Malattia infettiva classificata dalla normativa europea come patologia di Categoria A, ossia normalmente assente in Europa, come da Regolamento UE 2018/1882 e per la quale l’Unione impone l’adozione immediata di misure di eradicazione. Misure comunitarie che con il Reg. UE 2020/687, art. 12.1.a dicono di attivare obbligatoriamente la terrificante procedura dello stamping out, ossia di abbattere tutti i capi presenti nell’azienda focolaio, compresi quelli sani”. Lo dichiara l’on. Piero Maieli, consigliere regionale di Forza Italia.
“Nonostante tutto questo e l’urgenza imposta dai regolamenti europei, da noi l’Assessorato alla sanità continua a tergiversare, con i focolai che si moltiplicano e l’economia zootecnica regionale che rischia il collasso. Bisogna rendersi conto che l’unica possibilità per limitare gli abbattimenti è applicare tempestivamente la deroga prevista all’art. 13.1.a del Reg. UE 2020/687, che prevede una rapida valutazione tecnica da parte dell’autorità competente, quali ASL e Unità di Crisi, ma che ancora non è stata attivata”.
“Mi spiace dirlo – sottolinea il consigliere regionale di Forza Italia – ma ad oggi non vedo nessun piano concreto, nessuna linea guida chiara e nessuna azione che si possa definire efficace. Nel frattempo, in Lombardia, altra regione colpita, la risposta al focolaio è stata tempestiva e veloce, con gli abbattimenti subito attivati, cosi che da loro oggi si può già parlare, con tutte le condizioni del caso, di ripresa della movimentazione e della commercializzazione degli animali. La Sardegna, invece, è ancora ferma e parla di vaccinazioni, dove il Reg. UE 2023/361, impone condizioni rigorose, ossia vaccinare il 95% delle aziende e il 75% degli animali”.
Come se non bastasse – prosegue Maieli – dopo le vaccinazioni, bisognerà fermare le movimentazioni per almeno 14 mesi, in caso di sorveglianza di laboratorio o addirittura per 26 mesi con la sola sorveglianza clinica, ma lo stesso Regolamento ci impone che, per movimentare i capi, devono essere vaccinati tutti gli animali in un raggio di 50 chilometri. Quasi fantascienza!”
“In sintesi, senza una strategia chiara e immediata, la Sardegna sarà completamente isolata per anni. E ciò che è peggio, anche con la vaccinazione, ogni azienda colpita sarà comunque soggetta all’abbattimento totale degli animali finché non cambieranno le regole europee. Se poi un allevatore rifiuta la vaccinazione – continua Maieli – oltre a mettere a rischio l’intero comparto, perderà ogni diritto all’indennizzo (Legge 218/1988). Dobbiamo salvare la zootecnia sarda e serve urgentemente una risposta politica e sanitaria seria ed immediata”.

