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Separazione delle carriere: perché votare Sì è giusto e perché non si deve rinviare il voto

Antonello Sassu 7 Febbraio 2026 (Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio 2026) 0 commenti
Referendum riforma magistratura

In un Paese in cui la giustizia è spesso percepita come lenta, politicizzata e distante dai cittadini, il referendum sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante rappresenta un passaggio cruciale. Votare Sì non significa “attaccare i magistrati”, ma rafforzare l’equilibrio democratico tra i poteri dello Stato e garantire un processo più equo.

Oggi, infatti, giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa carriera, condividono lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura e possono persino passare, nel corso della vita professionale, da un ruolo all’altro. Questo sistema, per quanto formalmente legittimo, alimenta un sospetto persistente: che tra accusa e giudice esista una naturale vicinanza culturale e corporativa. In un processo giusto, invece, il giudice deve apparire non solo imparziale, ma anche inequivocabilmente distante dall’accusa.

Separare le carriere significa introdurre un principio semplice e di buon senso: chi accusa deve avere una funzione distinta da chi giudica. È un modello adottato in molte democrazie mature e non implica affatto minori garanzie per lo Stato o per le vittime. Al contrario, rafforza la credibilità della giustizia e riduce l’idea di un sistema “chiuso” e autoreferenziale.

In questo quadro, risulta ancora più importante respingere l’ipotesi di spostare o rinviare la data del voto. Un rinvio sarebbe letto da molti cittadini come l’ennesima manovra per allontanare la partecipazione popolare dalle decisioni che contano davvero. In una democrazia, quando un quesito referendario è stato dichiarato ammissibile, la parola deve passare agli elettori, senza tatticismi e senza paura del giudizio popolare.

Chi invoca lo spostamento della data spesso lo fa con il pretesto di “chiarimenti” o “valutazioni istituzionali”, ma la verità è che la democrazia non può essere subordinata alla convenienza politica del momento. Il referendum è uno strumento costituzionale: non è un fastidio da rimandare, ma un diritto da rispettare.

Votare Sì significa scegliere una giustizia più equilibrata, più credibile e più trasparente. E votare senza rinvii significa difendere un principio ancora più essenziale: che, quando il popolo è chiamato a decidere, lo Stato non deve tentennare. Perché una riforma seria della giustizia non può aspettare. E la democrazia nemmeno.

Antonello Sassu
Consigliere comunale di Sassari

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