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Per comprendere l’Iran bisogna distinguere tra il regime e il popolo

Antonello Sassu 8 Marzo 2026 0 commenti
manifestazione iran

Quando si parla dell’Iran contemporaneo si tende spesso a guardarlo soltanto attraverso la lente del regime che lo governa. Si confonde così lo Stato con il popolo, la teocrazia con la società. Ma il popolo iraniano non è riducibile al sistema politico nato dopo la Rivoluzione iraniana del 1979. La sua storia è molto più lunga, più complessa e, soprattutto, attraversata da una forte e antica aspirazione alla libertà.

L’Iran – l’antica Persia – è una delle grandi civiltà storiche del mondo. Già nell’antichità, sotto sovrani come Ciro il Grande, si affermò un’idea di governo che, per il suo tempo, era sorprendentemente tollerante verso popoli e religioni diverse. La memoria di quella tradizione imperiale e culturale non è mai scomparsa dalla coscienza nazionale iraniana.

Nel mondo moderno, poi, la società persiana ha conosciuto movimenti politici che hanno anticipato molte lotte per le libertà civili nel Medio Oriente. All’inizio del Novecento esplose la Rivoluzione costituzionale persiana (1905-1911), che impose allo scià un parlamento e una costituzione. Fu uno dei primi tentativi, nella regione, di limitare il potere assoluto del sovrano e introdurre forme di rappresentanza politica.

Questo patrimonio storico ha lasciato un segno profondo. Per questo l’Iran è diverso da altri Paesi che spesso vengono citati come paragone. In Cuba o in Venezuela il sistema politico si è consolidato nel tempo su una forte struttura ideologica e su apparati statali molto penetranti. In Iraq, invece, decenni di guerre, dittature e conflitti settari hanno frammentato la società.

L’Iran presenta una realtà diversa: una popolazione istruita, urbana, con una classe media ampia e una forte tradizione culturale. Università, letteratura, cinema e dibattito intellettuale hanno continuato a vivere anche sotto un sistema politico rigido. Non è un caso che negli ultimi decenni le proteste popolari siano esplose più volte: dal movimento studentesco del 1999 fino alle mobilitazioni seguite alla morte di Mahsa Amini nel 2022.

Queste proteste non nascono dal nulla. Affondano le loro radici in una memoria storica e culturale che ha sempre conservato l’idea di dignità individuale e di libertà civile. La società iraniana è giovane, dinamica, profondamente connessa al mondo esterno. E proprio per questo fatica sempre più ad accettare un sistema politico che appare fermo nel tempo.

Per comprendere l’Iran, dunque, bisogna distinguere tra il regime e il popolo. La Repubblica islamica è il risultato di una precisa stagione storica; il popolo iraniano, invece, è erede di una civiltà millenaria e di una lunga tradizione di lotte politiche.

È per questo che l’Iran non può essere letto semplicemente come un’altra dittatura del mondo contemporaneo. Dietro la rigidità del potere esiste una società viva, consapevole della propria storia. E proprio quella storia – fatta di cultura, di riforme e di aspirazioni politiche – continua a nutrire, ancora oggi, il desiderio di libertà.

Antonello Sassu
Consigliere comunale di Sassari

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