L’Italia sta vivendo un momento di grande entusiasmo grazie alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Un evento che non è soltanto sport, ma rappresenta anche un’occasione storica per mostrare al mondo la capacità organizzativa del Paese, la bellezza dei territori e l’efficienza di una macchina complessa che coinvolge istituzioni, lavoratori, volontari e imprese. Che mette in moto economia e crea posti di lavoro.
Eppure, mentre gli atleti italiani raccolgono successi e il Paese si presenta con orgoglio sotto i riflettori internazionali, una parte della politica sembra incapace di riconoscere il valore di ciò che sta accadendo. In particolare a sinistra, dove troppo spesso l’istinto prevalente non è quello di esaltare la riuscita di un grande progetto nazionale, ma quello di cercare ogni possibile appiglio per ridimensionare, criticare o perfino delegittimare.
Sembra quasi che l’Italia possa essere “un grande Paese” soltanto a determinate condizioni: quando governa una certa area politica, quando la narrazione coincide con una precisa linea ideologica, quando il merito può essere attribuito a chi “deve” meritare. Se invece a guidare la fase organizzativa e gestionale sono altri, allora scatta la logica del sospetto: tutto è improvvisazione, propaganda, spreco. Anche quando i risultati raccontano l’opposto.
Questa attitudine non è soltanto ingiusta, è dannosa. Perché Milano-Cortina non è un trofeo di partito. È un’occasione italiana. È lavoro, infrastrutture, turismo, visibilità, credibilità internazionale. Ed è anche un simbolo: dimostra che, quando l’Italia vuole, sa fare bene. Sa costruire. Sa coordinare. Sa sorprendere.
La domanda allora è inevitabile: il “Bel Paese” lo è solo se governa il PD? O possiamo finalmente ammettere che l’Italia è grande indipendentemente da chi sta momentaneamente a Palazzo Chigi?
Se si vuole fare opposizione, la si faccia sui temi concreti, con proposte alternative e controlli seri. Ma trasformare ogni successo nazionale in una battaglia ideologica significa soltanto una cosa: tifare contro l’Italia pur di non riconoscere un merito politico. E questo, francamente, è il peggior sport che si possa praticare.
Antonello Sassu
Consigliere comunale di Sassari

