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Mercato Civico di Sassari: Decenni di parole, poi finalmente i fatti. E ora si torna alle parole

Gianfranco Meazza 22 Maggio 2026 0 commenti
Mercato_rendering_1

Nella foto, il rendering del progetto esecutivo della precedente amministrazione Campus

La vicenda del vecchio Mercato Civico di Sassari merita qualche considerazione, alla luce degli articoli pubblicati sui vari organi di stampa locali. Ho vissuto dall’interno, giorno dopo giorno, il lavoro fatto su quel progetto durante gli anni della Giunta del sindaco Campus dal 2019 al 2024. Come testimone diretto. E proprio per questo sento il dovere di raccontare quello che è stato costruito – con rigore, con risultati concreti – e quello che ora rischia di andare perduto.

Decenni di parole, poi finalmente i fatti. E ora si torna alle parole.
Quella struttura storica, con le sue pensiline Liberty affacciate verso il Rosello, nel cuore della parte bassa del centro storico è lì –  desolante, silenziosa, in attesa – mentre la città invecchia attorno a lei. Si parla di riqualificarla da decenni. Non da anni: da decenni.

Ogni amministrazione ci ha messo sopra la sua etichetta, ogni giunta ha pronunciato le sue parole d’ordine. Ma il cantiere non era mai partito davvero. Con la giunta Campus le condizioni per partire si erano finalmente create.  Sempre con molto rigore. Si era andati oltre le parole. Ora, a maggio 2026, siamo di nuovo qui a discutere di una nuova idea, di un nuovo spirito, di una nuova visione. E’ normale?

Prima della giunta Campus: fondi europei, zero progetto.
Quando nel 2016 il Comune di Sassari – allora guidato dal sindaco Nicola Sanna – inserisce il vecchio Mercato Civico nell’ITI “Sassari Storica”, con oltre sei milioni di euro di fondi europei destinati al suo recupero, sembrava arrivato il momento della svolta. L’idea era bella: un “polo del gusto”, un luogo di cultura alimentare, uno spazio capace di ridare vita a quell’area del centro storico.

Ma un’idea, per quanto bella, non è un progetto. E per anni quella bella idea rimane esattamente quello che era: un’idea. Inserita in una scheda dell’ITI, senza progettazione sviluppata, senza elaborati tecnici, senza cantiere.
Il concorso internazionale di progettazione viene bandito solo nella primavera del 2018, a mandato Sanna praticamente concluso. Nemmeno quello è un progetto: è l’avvio di una procedura per ottenerne uno. I fondi europei c’erano. Il mercato era fermo.

Questa è la realtà da cui eredita la giunta Campus nel 2019: un finanziamento importante e, sul piano concreto, un foglio bianco. Con la giunta Campus si passa  dall’idea al progetto esecutivo.
Dal 2019 il lavoro diventa concreto e documentato. Si cambia visione con una precisa convinzione: il vecchio Mercato Civico deve tornare a essere un mercato vero. Con i banchi della carne e del pesce. Con gli operatori, con le famiglie che fanno la spesa la mattina, con il quartiere che si risveglia ogni giorno. Un luogo che vive in modo permanente, non solo quando c’è un evento o una degustazione.

La distinzione è fondamentale e vale la pena sottolinearla, perchè forse sfugge, un mercato alimentare dà vita stabile a un quartiere, ogni mattina, tutto l’anno. Un polo eventi funziona a intermittenza, dipende da chi lo programma e dalle risorse disponibili, e quando si ferma lo spazio torna vuoto. Chi abita nel centro storico conosce bene questa differenza.
I progettisti vincitori del concorso internazionale vengono coinvolti per ridefinire il programma funzionale e sviluppare la progettazione su basi concrete. Non si butta via il lavoro precedente: si costruisce sopra.

Il progetto che nasce è all’altezza della storia di quell’edificio. Una nuova copertura in acciaio e Cor-Ten microforato, con un disegno ispirato alle trame dei tessuti sardi, che di giorno porta luce naturale all’interno e di notte si illumina come una lanterna sul quartiere. Una rampa continua che abbatte le barriere architettoniche e collega fisicamente il vecchio e il nuovo mercato. Un percorso verso la terrazza del Rosello che diventa parco urbano. Non un capannone riempito di banchi: uno spazio pensato con cura per la città e per chi la vive.

Nel dicembre 2021 il progetto esecutivo viene presentato ufficialmente. Sei milioni e centodiciannove mila euro, interamente coperti dai fondi europei ITI. Un documento completo, validato tecnicamente, approvato dagli uffici, pronto per andare in gara d’appalto. Non un’idea. Non una scheda. Un progetto esecutivo. Le gare vengono espletate. I lavori partono.

Durante le operazioni preliminari pare che emergano sottoservizi non mappati – cavi della fibra ottica, linee elettriche, impianti che nessuna cartografia segnalava – e vengono riscontrati elementi di interesse archeologico nelle aree più vicine alla terrazza del Rosello. La Soprintendenza richiede una variante progettuale. I lavori si fermano. Ma non c’è da stupirsi. Non è un’eccezione. Accade in ogni cantiere di riqualificazione in un centro storico italiano, da Firenze a Cagliari a Napoli. I sottoservizi non mappati esistono in ogni città dove le reti sono state posate e modificate nei decenni senza aggiornare le mappe. I ritrovamenti di interesse archeologico sono una costante in qualsiasi scavo urbano storico.

La risposta tecnica corretta a questi problemi è la variante progettuale. Cosa si fa? Si apre il confronto con la Soprintendenza, si adatta il progetto alle nuove informazioni emerse, si riprende il cantiere. È un percorso ordinario, non un muro invalicabile. I problemi tecnici nei cantieri storici si risolvono con pazienza, con competenza e con il dialogo istituzionale. Ma non si archivia un progetto esecutivo perché si è trovata una tubatura imprevista.

La scelta della giunta Mascia invece è di archiviare. Archivia il progetto esecutivo del 2021. Ricomincia da capo. E presenta questa scelta ai cittadini come un “ritorno allo spirito originario” dell’ITI Sassari Storica.

Ma quale spirito originario? Il “ritorno alle origini” evocato dalla Giunta Mascia non esiste come progetto a cui tornare, perché un progetto originario non è mai esistito. Esisteva l’idea della giunta Sanna – il polo del gusto – che non era mai diventata progettazione sviluppata. Dire che si torna a quell’idea equivale ad ammettere che si torna al punto di partenza, a decenni fa, quando sul tavolo c’era solo una scheda ITI senza elaborati tecnici.

In sostituzione del progetto esecutivo archiviato viene presentata una nuova idea: uno spazio open space modulabile, con la pensilina Liberty come fulcro, cucine, tavoli, caffetterie, aree per eventi e concerti. Lo chiameranno “Mercato Liberty”, ma non sarà un mercato nel senso che i sassaresi conoscono e che Sassari e il Centro storico aspetta.

E d’altronde, dov’è il progetto definitivo? Quello presentato in commissione è un’idea con tavole illustrative. Prima di un progetto definitivo serve un progetto di fattibilità tecnico-economica. Prima del cantiere serve un progetto esecutivo. Prima dei lavori serve una gara d’appalto. Quanti mesi richiede ognuno di questi passaggi?

Dov’è il cronoprogramma con date certe? L’assessore ha dichiarato  “lavori finiti in 18 mesi”. Diciotto mesi da quando esattamente? Dalla progettazione? Dalla gara? Dal primo giorno di cantiere? Senza date scritte e vincolanti, quella promessa vale quanto le promesse ascoltate negli ultimi dieci anni.

I fondi europei ITI sono ancora disponibili nella loro interezza? Quei fondi sono stati assegnati per un intervento con un programma funzionale preciso. Modificare radicalmente la destinazione – da mercato alimentare a spazio eventi – richiede una verifica formale, questa verifica è stata condotta? Con quale esito?

Perché non si è completata la variante con la Soprintendenza? Quel percorso era già avviato. Portarlo a termine avrebbe consentito di riprendere il cantiere su un progetto esecutivo già pronto. Archiviare tutto e ricominciare richiederà di affrontare comunque la Soprintendenza con il nuovo progetto. Dov’è il guadagno di tempo?

Il danno prodotto da questa scelta non è soltanto politico. È materiale e misurabile. Quel lavoro ha avuto un costo reale: ore degli uffici comunali, compensi ai progettisti, iter procedurali, confronti tecnici. E soprattutto ha avuto un valore preciso: era il documento tecnico più avanzato mai prodotto su quell’edificio in tutta la sua storia recente.

Archiviarlo non significa aggiornarlo o migliorarlo. Significa azzerarlo e ricominciare. Con fondi europei che hanno scadenze stringenti. E intanto il centro storico aspetta. Con una città che rischia di abituarsi definitivamente all’idea che il vecchio Mercato Civico non si farà mai.

Il lavoro fatto dalla giunta Campus sul vecchio Mercato Civico era concreto. Non perfetto – nessun progetto pubblico lo è – ma solido, finanziato e pronto per essere portato a termine. Un progetto esecutivo approvato, una gara espletata, un cantiere avviato.

Eravamo finalmente usciti dalla fase delle discussioni ed eravamo entrati nella fase dei fatti. Per la prima volta in decenni. Ora si torna alla fase delle discussioni. Con una “nuova idea” ma senza date certe. Con una promessa di 18 mesi che non ha ancora un punto di partenza preciso.
Aliud est agere, aliud loqui.

I sassaresi meritano di più. Meritano risposte concrete, non annunci. Meritano date scritte, non speranze. Meritano un cantiere aperto, non un’altra presentazione in commissione consiliare.
Il vecchio Mercato Civico non può aspettare ancora, soprattutto non può aspettare il Centro storico di Sassari e chi ci vive.

Avv. Gianfranco Meazza
Presidente Associazione Identità e Costituzione Ets

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