Un manuale che unisce riflessione teorica e proposte di azione concreta per aiutare gli insegnanti a diventare promotori efficaci di inclusione scolastica. È “Il docente inclusivo nella scuola secondaria” (Edizioni Junior, scaricabile online in open access), risultato del lavoro congiunto di 10 ricercatori esperti delle Università di Sassari (nel ruolo di capofila), di Parma e di Verona, coordinati dal professor Filippo Dettori, curatore del volume e direttore del corso per la specializzazione degli insegnanti di sostegno dell’ateneo turritano.
Presentato sabato scorso a Sassari, durante un convegno nell’Aula Magna del Dipartimento di storia, scienze dell’uomo e della formazione, “Il docente inclusivo nella scuola secondaria” è la restituzione del progetto PRIN “T.A.S.C.L.E.” (Training Pathway Addressed to Support and Curricular teachers of secondary Level) di rilevante importanza nazionale, realizzato dai tre atenei nei territori di Sardegna, Emilia Romagna e Veneto e finanziato con 100.000 euro dal PNRR.
«Con la pubblicazione del libro si conclude un percorso durato tre anni, durante i quali Sassari, Parma e Verona hanno lavorato su quali competenze deve avere un docente inclusivo» dice il curatore Filippo Dettori. «Il volume racconta le varie fasi del progetto, dall’analisi della letteratura internazionale al lavoro nelle classi, e propone un curriculum e delle linee guida che i docenti curriculari e di sostegno possono utilizzare per autovalutarsi, comprendere su quali aspetti migliorare le loro performance e che strumenti utilizzare per rendere la scuola più accessibile anche agli studenti che incontrano maggiori difficoltà».
Per quanto riguarda nello specifico la Sardegna, ci sono attualmente più di 9000 studenti certificati con bisogni educativi speciali. Questo significa, spiega Dettori, che «negli anni le Università di Sassari e di Cagliari si sono impegnate nella formazione di docenti specializzati, che hanno il ruolo di riferimenti per la classe e portano competenze specifiche per favorire l’inclusione. Negli ultimi anni a Sassari abbiamo formato più di 600 corsisti che lavorano, o lavoreranno, nel sostegno».
A livello nazionale emerge una forte richiesta di specializzazione. Nel biennio 2023/2024 in Italia c’è stato un incremento del 26% degli studenti con disabilità, soprattutto intellettiva, ma anche con disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione, mentre a fronte di più di 240.000 insegnanti di sostegno specializzati, altri 66.000 circa non possiedono una formazione specifica.
Il Progetto “T.A.S.C.L.E.” ha indagato sul campo, all’interno delle scuole. A Sassari la ricerca ha riguardato quattro secondarie, in cui sono stati sperimentati sei percorsi formativi. Ne ha parlato, durante il convegno, la ricercatrice Barbara Letteri: «Avevamo la necessità di osservare le dinamiche di apprendimento inclusivo, così, soprattutto per quegli studenti con disurbi specifici, abbiamo attivato delle azioni compensative con l’uso delle tecnologie: applicativi web, rilevazione dei QR code, utilizzo dei tablet, sintesi vocali dei testi».
Dall’osservazione è emersa una significativa facilitazione dell’apprendimento e sono state realizzate una serie di schede pubblicate in appendice a “Il docente inclusivo nella scuola secondaria”, che possono servire come base per ulteriori esperienze replicabili in classe. «All’interno di ogni scheda – dice Letteri – abbiamo rilevato una diversa disabilità o un diverso problema specifico dell’apprendimento, abbiamo descritto le metodologie utilizzate, dettagliato le attività svolte e fatto un’ulteriore riflessione sulle ricadute positive e sulle possibili modalità per migliorarle».
Sul ruolo delle nuove tecnologie come supporto alla didattica inclusiva, e sulla necessità che i docenti imparino a utilizzarle con sempre maggiore padronanza, si è soffermato anche Ivan Traina (Università di Verona), mentre Andrea Pintus (Parma) ha illustrato nello specifico il lavoro svolto con i docenti. Angelo Lascioli (Verona) ha posto l’accento sulla «inclusione come sfida che riguarda non solo la scuola ma tutta la società». Come ha spiegato, il Progetto “T.A.S.C.L.E.” «ha tenuto conto degli orientamenti che arrivano dall’Unesco e dall’Agenzia europea per i bisogni educativi speciali e ha sostanzialmente introdotto delle traduzioni operative. L’elemento di novità è il modo in cui abbiamo cercato di proporre questi orientamenti formativi in forme accessibili a tutti i docenti, non solo quelli di sostegno, perché l’inclusione deve riguardare l’intero corpo docente».
Lascioli ha poi ricordato come proprio in Italia sia nato, fin dagli anni Settanta, un modello di integrazione degli alunni con disabilità che ha fatto scuola anche all’estero. E ha concluso sottolineando la necessità di «non interpretare l’inclusività come riduzione degli obiettivi. Se vogliamo vincere la sfida dobbiamo coniugare l’esigenza di tenere tutti in classe con la volontà di mantenere alti livelli di formazione».

