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Rimpatri migranti irregolari, primo via libera dell’Europarlamento: verso hub fuori dall’Ue e regole più dure

Redazione 27 Marzo 2026 0 commenti
parlamento europeo

Il Parlamento europeo dà il primo via libera alla stretta sui rimpatri dei migranti irregolari, aprendo la strada a una riforma che punta a rendere più efficaci le espulsioni e a rafforzare il controllo delle frontiere. Con 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astenuti, la plenaria ha approvato l’avvio dei negoziati con il Consiglio dell’Unione europea, con l’obiettivo di chiudere l’accordo entro giugno.

La proposta, presentata un anno fa dalla Commissione europea, nasce dalla constatazione di un sistema poco efficace: oggi solo circa il 20% degli ordini di espulsione viene effettivamente eseguito. Il nuovo regolamento rappresenta l’ultimo tassello del Patto su migrazione e asilo, in vigore dal 12 giugno.

Regole più rigide e detenzione prolungata
Il testo approvato introduce un inasprimento significativo delle norme. Tra i punti centrali, l’obbligo per i migranti destinatari di un ordine di rimpatrio di cooperare con le autorità. In caso contrario, la detenzione potrà essere estesa fino a 24 mesi, rispetto agli attuali 18.
Le misure si fanno più severe anche per chi è considerato una minaccia per la sicurezza o l’ordine pubblico, mentre gli Stati membri potranno imporre divieti di ingresso anche permanenti. Prevista inoltre la possibilità di limitare l’accesso al patrocinio gratuito per chi presenta ricorso.

Minori e famiglie coinvolti
Tra gli aspetti più controversi, l’estensione della detenzione anche ai minori, inclusi quelli non accompagnati, e la possibilità di trattenere famiglie con bambini nei centri di rimpatrio. In situazioni di emergenza, il regolamento consente deroghe alle garanzie procedurali, come una riduzione del controllo da parte dell’autorità giudiziaria e l’accelerazione delle procedure.

Hub di rimpatrio fuori dall’Unione
Elemento chiave della riforma è l’introduzione dei cosiddetti “return hub”: centri di rimpatrio situati in Paesi terzi. I migranti potranno essere trasferiti in queste strutture anche senza alcun legame con il Paese ospitante, sulla base di accordi bilaterali o europei. Una soluzione che richiama il modello già avviato dall’Italia con l’Albania e che, secondo i sostenitori, potrebbe alleggerire la pressione sui sistemi nazionali.

Nuovi equilibri politici
Il voto evidenzia un cambiamento negli equilibri dell’Eurocamera, con una maggioranza orientata a destra che ha unito popolari, conservatori e forze sovraniste. Contrari socialisti, verdi e sinistra, mentre i liberali si sono divisi.
Soddisfazione tra i leader favorevoli. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di «un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci e rafforzare il controllo dei confini». Sulla stessa linea Manfred Weber, leader del Partito popolare europeo: «Chi non ha diritto di restare nell’Ue deve andare via».

Verso l’accordo finale
I negoziati tra Parlamento e Consiglio sono già iniziati e proseguiranno nelle prossime settimane. Le posizioni delle due istituzioni appaiono vicine, e la presidenza di turno del Consiglio punta a chiudere il dossier entro l’estate.
Se confermata, la riforma segnerà un cambio di passo nella politica migratoria europea, con un approccio più restrittivo e una crescente esternalizzazione della gestione dei flussi.

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