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Covid, “Preoccupati per l’aumento dei contagi tra infermieri già vaccinati”

Redazione 6 Maggio 2021 0 commenti
sardegna personale sanitario

Desta preoccupazione l’aumento di ora in ora degli operatori sanitari già vaccinati. L’ultimo caso a Taormina, dove secondo Antonio De Palma, Presidente nazionale del sindacato degli infermieri Nursing Up, sarebbero 20 le persone positive al Covid (tra cui cinque infermieri), che già hanno ricevuto il vaccino.

LEGGI ANCHE: SARDEGNA PRIMA REGIONE PER CALO DEI POSITIVI

Questo nuovo focolaio è l’ultimo in ordine di tempo. Il sindacato infermieristico ha preparato uno studio sui casi dei contagi tra i gli operatori sociosanitari infettati pur essendo vaccinati: “sette infermieri di Abbiategrasso, due di Pesaro e poi i casi precedenti del Moscati di Avellino (in tutto 3 infermieri), di Brescia e di Latina rispettivamente con due e cinque colleghi infettati. Apparentemente sembrerebbero cifre irrisorie, ma in realtà ciò che ci preoccupa di più è la scarsa attenzione che tutte le Regioni stanno dando a questi accadimenti. Si tratta come detto di infermieri che hanno ricevuto regolarmente la seconda dose del vaccino tra gennaio e febbraio”, ha evidenziato De Palma.

“Le motivazioni dei contagi degli infermieri già vaccinati non possono essere semplicemente legate alla già nota non totale efficacia dei farmaci. Tutto questo non è sufficiente. Le Direzioni Sanitarie fanno difficoltà a fornire informazioni ufficiali e questo ci lascia pensare che siamo di fronte a quella superficialità che più volte abbiamo già pagato sulla nostra pelle durante questa emergenza sanitaria”.

De Palma chiede “quanti sono realmente infermieri e gli altri operatori sanitari già vaccinati che si sono re-infettati in Italia solo negli ultimi mesi? Qual’è lo stato dell’arte nelle nostre aziende sanitarie, e che tipo di impatto hanno le ormai celebri varianti sul presentarsi di nuovi casi tra il personale già vaccinato? E soprattutto, se il futuro sarà caratterizzato, come sembra, dalla presenza di varianti, come si pensa di affrontare, preventivamente, la minore efficacia dei vaccini in contesti tanto sensibili come gli ospedali e le strutture sanitarie italiane, e come si intende evitare che una eventuale variante tra quelle “refrattarie”, possa giungere in tali strutture e re- infettare il personale ivi operante con il rischio di dare nuovo impulso al drammatico ciclo dei contagi verso l’esterno?”

Il presidente del Nursing Up denuncia la mancanza di un “protocollo Ministeriale che scandisca ruoli e responsabilità delle aziende sanitarie nella puntuale effettuazione di test per la misurazione dei livelli anticorpali, e che fornisca indicazioni ufficiali sul comportamento da tenere nei casi in cui i livelli riscontrati non fossero in grado di garantire la sicurezza dell’interessato e della collettività”

“Le vaccinazioni per gli operatori sanitari – sottolinea – sono iniziate a gennaio, quindi tra giugno e luglio saranno decorsi i 6 mesi di validità per coloro che sono stati vaccinati tra i primi. Mancano ancora indicazioni ufficiali sulla procedura alla quale dovranno attenersi tali operatori.  E più in generale, ancora non si sa che dovranno fare tutti i sanitari interessati una volta decorso il periodo di validità della copertura”.

“Insomma – conclude De Palma -, non è una eventuale terza dose che preoccupa gli infermieri, bensì ancora una volta, la mancanza di politiche di programmazione tempestive ed omogenee, come gli screening di misurazione del livello anticorpale sul personale sanitario che noi come sindacato continuiamo a chiedere a gran voce alle aziende sanitarie. Solo così si potrà agire “preventivamente”, per evitare l’esposizione al rischio contagio di quei colleghi già vaccinati, che operano nei reparti con pazienti fragili, e che potrebbero involontariamente diventare veicolo di contagio essi stessi nel momento in cui si infettano anche se già sottoposti alla seconda dose”.

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