Enrico Lobino, Presidente dell’Unione del Coros, e Carla Di Quattro, Prefetto di Sassari
Questa mattina, nella sede della Prefettura di Sassari, il prefetto Carla Di Quattro, ha consegnato al Presidente dell’Unione del Coros Enrico Lobino, il decreto di concessione dello stemma e del gonfalone, con la contestuale modifica dell’articolo 2 dello Statuto di autonomia per adeguarlo alle norme araldiche.
Dopo l’ufficialità della Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Ente presenta lo stemma e relativo gonfalone, proposto dall’assemblea dei sindaci, per onorare il proprio valore storico e morale che tale riconoscimento comporta. Presenti i sindaci e i delegati dei dodici comuni aderenti all’Unione che hanno voluto consacrare l’ufficialità dell’emblema araldico di fronte al Prefetto, e che hanno seguito questo percorso con costanza negli ultimi anni, sigillando un patto territoriale simbolo di sovranità popolare e autonomia. Lo stemma araldico, graficamente è diviso in due parti in senso verticale: nel primo porta, su campo rosso, murata di nero, una torre d’argento merlata di cinque alla guelfa con una porta e una finestra nere, che è il noto simbolo dell’antichissimo e importante Giudicato di Torres che comprendeva gran parte del territorio dell’Unione; nel secondo, su campo azzurro, una spiga d’argento a simboleggiare la fertilità del territorio; infine, una bordatura d’ argento con dodici tondini rossi che rappresentano le dodici Comunità e la loro unione; lo stemma è cimato dalla corona d’oro. Il gonfalone invece è costituito da un drappo partito di bianco e di rosso, ornato di ricami d’oro con lo stemma sopra descritto e l’iscrizione Unione dei comuni del Coros sempre in oro. Un continuo richiamo di colori tra stemma e drappo di bianco e di rosso, favoriscono la continuità di armonie e territori. Il bozzetto a colori aveva già convinto nella sua fase propositiva disegnando di fatto le principali caratteristiche territoriali dei dodici paesi che fanno parte dell’area Coros.
“Siamo la prima Unione in Sardegna che si dota di uno stemma – spiega il Presidente dell’Unione Enrico Lobino – Non rappresenta solamente l’identità del nostro ente ma richiama la storia, le origini, e le peculiarità di un territorio che da tempo lavora per unire le forze e creare sinergia territoriale. Lo stemma e il gonfalone rappresentano i simboli formali della nostra governance e della nostra storia istituzionale, un riconoscimento che onora il territorio e che accompagnerà da oggi in poi ogni atto ufficiale della nostra amministrazione.”
“Dotare l’Unione dei Comuni di un’arma araldica – sottolinea il vicepresidente dell’Unione Matteo Dettori – significa dare una rappresentazione visibile alla storia e all’identità del nostro territorio, riconoscendo le radici che legano le comunità che ne fanno parte. La nostra Unione riunisce territori appartenuti alle antiche curatorie di Coros, Figulinas e Ulumetu, nel Giudicato di Torres. Pur conservando le proprie peculiarità, questi territori condividono un’eredità storica e una vocazione agricola che, nel corso dei secoli, ha contribuito a plasmarne il paesaggio, l’economia e la vita quotidiana. Da queste due direttrici, la memoria storica e il legame con la terra, nascono gli elementi scelti per lo stemma. La torre richiama simbolicamente l’antico Giudicato di Torres, mentre la spiga di grano sardo rappresenta la tradizione agricola e la fertilità del territorio. A completare la composizione, i dodici bisanti rossi rappresentano i dodici Comuni dell’Unione: comunità distinte, ciascuna con la propria storia, che si riconoscono in un percorso condiviso. L’arma araldica diventa così una sintesi della nostra identità territoriale e del significato stesso”. dell’Unione. Presentarla oggi significa rendere riconoscibile questo legame e consegnarlo, attraverso un simbolo comune, alle generazioni che verranno.”

