L’Italia resta ferma demograficamente, sospesa tra un forte calo naturale e un’immigrazione che ne attenua gli effetti. Al 1° gennaio 2026 la popolazione si attesta a 58,9 milioni di residenti, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma solo grazie al contributo dei flussi migratori. Nel 2025 si registrano 355mila nascite contro 652mila decessi, con un saldo naturale negativo di circa -296mila unità. Un dato che conferma una tendenza ormai consolidata: il Paese continua a perdere popolazione “interna”, con sempre meno nuovi nati e una popolazione sempre più anziana.
Il numero medio di figli per donna scende a 1,14, tra i livelli più bassi in Europa, mentre l’età media sale a 47,1 anni. Gli over 65 rappresentano ormai il 25,1% della popolazione, a fronte di una quota di giovani (0-14 anni) ridotta all’11,6%. Parallelamente cresce la speranza di vita, che raggiunge 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne.
A evitare un calo complessivo della popolazione è soprattutto l’immigrazione: nel 2025 gli ingressi dall’estero sono 440mila, a fronte di 144mila uscite, con un saldo migratorio positivo di +296mila. Un apporto che compensa quasi integralmente il deficit naturale.
Sardegna in forte difficoltà demografica
All’interno di questo quadro, la situazione della Sardegna appare particolarmente critica. L’isola registra uno dei peggiori andamenti demografici del Paese, con una variazione della popolazione pari a -5,1 per mille, tra le più negative a livello nazionale.
Ancora più significativo è il dato sulla natalità: con un numero medio di figli per donna pari a 0,85, la Sardegna si conferma per il sesto anno consecutivo la regione con la fecondità più bassa d’Italia. Un valore ben al di sotto sia della media nazionale sia della soglia di sostituzione generazionale.
Il calo non riguarda solo le nascite. La regione continua a perdere popolazione anche a causa dei movimenti migratori interni, con molti residenti che si trasferiscono verso le aree più dinamiche del Centro-Nord. Il risultato è un progressivo spopolamento e un ulteriore invecchiamento della popolazione.
Un Paese diviso tra crescita e declino
Le dinamiche territoriali confermano un’Italia a due velocità. Il Nord registra una crescita della popolazione (+2,2 per mille), sostenuta dall’attrattività economica e dai flussi migratori. Il Centro rimane sostanzialmente stabile, mentre il Mezzogiorno continua a perdere residenti (-3,1 per mille), con punte negative proprio nelle regioni più fragili, tra cui la Sardegna.
Famiglie più piccole e società che cambia
Oltre alla dinamica demografica, cambia anche la struttura sociale. Le famiglie unipersonali rappresentano oggi il 37,1% del totale, diventando la forma più diffusa. Le coppie con figli scendono al 28,4%, mentre la dimensione media familiare si riduce a 2,2 componenti.

