“Europa will be free”, Europa sarà libera: è stato questo il filo conduttore del corteo del Blocco Studentesco, svoltosi ieri nel capoluogo sardo. Centinaia di giovani militanti, chiamati a raccolta da ogni parte del Sud Italia, hanno sfilato per le vie di Cagliari dando voce a una generazione che rifiuta l’omologazione e rivendica con orgoglio la propria identità.
La manifestazione è stata anticipata da giorni di tensione e da un clima di intolleranza alimentato dai sedicenti democratici antifascisti, sempre pronti a difendere esclusivamente i propri interessi di parte, delegittimando l’avversario politico e contraddicendo, nei fatti, i principi di libertà e pluralismo di cui si proclamano custodi. Emblematico quanto accaduto alla vigilia del corteo: durante la presentazione del libro “Io non prendo lezioni” di F. Polacchi, tenutasi presso la sezione cittadina di CasaPound, l’intero quartiere è stato circondato da numerose camionette della polizia, un dispiegamento di forze reso necessario dalle tensioni alimentate dall’estrema sinistra militante. Un episodio che ha evidenziato, ancora una volta, le contraddizioni di chi si definisce difensore del pluralismo, ma tenta di impedire il libero confronto delle idee.
Anche durante il corteo non sono mancati momenti di tensione. Gli antifascisti, protagonisti di una “resistenza” tanto confusa quanto violenta, hanno tentato di forzare il cordone delle forze dell’ordine, venendo respinti dagli idranti. Una contro-manifestazione abusiva e non autorizzata, che ha dimostrato ancora una volta come l’unica cifra politica di certi ambienti sia l’opposizione cieca e sterile verso chi, invece, si propone in maniera propositiva e organizzata.
I ragazzi del Blocco Studentesco, respingendo con fermezza le etichette e le caricature imposte da chi vorrebbe ridurli al silenzio, hanno riaffermato la loro visione con disciplina e determinazione: una gioventù consapevole, pronta a difendere l’antica identità europea oggi minacciata dall’immigrazione di massa e da politiche fallimentari, tra cui lo Ius Scholae.
Animati da passione e idealismo, questi giovani hanno offerto un esempio concreto di cosa significhi credere in un ideale e combattere per esso. In un’epoca segnata da apatia e decadenza morale, hanno mostrato che esiste ancora chi è disposto a impegnarsi per un’Europa libera, forte e fedele alle proprie radici.
Al termine del corteo, il Blocco ha ribadito la propria posizione: “La nostra patria è l’Europa, oggi minacciata nella sua identità millenaria: tra imperialismo russo-americano, invasione migratoria e classi dirigenti colluse con un sistema che sradica popoli e comunità.”
Un messaggio di rivalsa e di risveglio, che richiama la necessità di rilanciare l’antico continente, oggi preda di politiche miopi e incapaci di coniugare il suo glorioso passato con le sfide del presente. Una visione che rifiuta ogni ingerenza straniera, opponendosi tanto all’appiattimento culturale e politico verso gli Stati Uniti quanto all’illusione di un allineamento con la Russia.
La giornata ha assunto un valore fortemente simbolico anche per il luogo scelto: Cagliari, città del Sud, cuore di un territorio spesso dimenticato ma ricco di energia e tradizione, elevata a emblema del rilancio del Mezzogiorno. Durante la manifestazione, accanto ai richiami al tema dell’Europa, non sono mancati i momenti di raccoglimento dedicati ai caduti e le parole d’ordine contro lo Ius Scholae e per la remigrazione.
Ancora una volta, gli eventi di ieri hanno chiaramente mostrato dove si annidi la vera violenza: non tra chi manifesta pacificamente le proprie idee, ma tra chi, in nome di una presunta “democrazia”, si arroga il diritto di negarla agli altri.














