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“Far tornare nel proprio ambito sanitario i cittadini presenti nell’isola senza valido motivo”

Redazione 15 Marzo 2020 0 commenti
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La Commissione Disabilità del Comune di Sassari da subito segue con attenzione e apprensione quanto sta accadendo nella nostra isola a causa del Covid-19. Ormai consapevoli della grave situazione di emergenza sanitaria, con l’aumento giornaliero dei contagiati e dei decessi e delle persone costrette in terapia intensiva.

Nonostante la Sardegna abbia al momento un tasso di mortalità e di ricovero numericamente molto inferiore, La Commissione evidenzia che, a causa del ritardo con il quale è stata adottata l’ordinanza di stare dentro casa e altre misure restrittive, nella nostra isola si è registrato un afflusso di persone pari a 13000 unità, fra quali moltissime persone non residenti in Sardegna.

La Commissione Disabilità ha perciò scritto una lettera al Presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, e all’Assessore all’Igiene e alla Sanità, Mario Nieddu, dove chiede di agire per far ritornare nel proprio ambito sanitario ciascun cittadino presente in Sardegna, non residente o con valido e giustificato motivo. Secondo la Commissione, sarebbe la scelta giusta da perseguire, dopo la chiusura dei porti e degli aeroporti sardi.

Nella lettera si ricorda che ciascuna Regione è strutturata e organizzata per il numero dei propri residenti e che proprio per l’esigua popolazione sarda si sono operate chiusure di ospedali e reparti che alla luce dei fatti potrebbero rivelarsi fatali per i sardi, perché la presenza di persone non residenti potrebbe mandare in tilt il sistema sanitario regionale, mettendo in serie difficoltà gli operatori sanitari che si stanno adoperando al massimo e ai quali va tutta la nostra solidarietà. A questo si aggiunge il problema dell’insularità, a causa della quale la Sardegna non può accedere alla catena di solidarietà disponibile, per ragioni fisiche, tra le altre regioni italiani.

A questo si aggiunge il fatto che “nel caso in cui un operatore sanitario, in carenza di strumentazione salvavita, dovesse scegliere chi aiutare, (ad esempio un giovane o un anziano, o un disabile), debba decidere per chi ha più probabilità di sopravvivenza”. La Commissione si augura che questo non debba mai accadere, perché sarebbe “una sconfitta del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione e cosa più dolorosa parrebbe un ritorno ad anni bui dove si attuava l’eutanasia i più deboli o gli imperfetti”.

La Commissione condivide le preoccupazione del Presidente Solinas e dell’Assessore Nieddu in merito alla presenza nell’isola di un alto numero di anziani, immunodepressi e disabili, categorie sulle quali la Sardegna risulta fra le prime regioni d’Italia, perciò manifestano la loro “preoccupazione in virtù del ruolo istituzionale che rappresentiamo, mossi da un sincero sentimento di giustificato timore e certi di esprimere il pensiero di tanti cittadini sardi, il momento critico ci costringe a preoccuparci dei nostri conterranei più deboli, indifesi ed esposti all’alto rischio di malattia”.

Il Presidente della Commissione, Ermelinda Delogu, i vice presidenti Francesca Arcadu e Gianfranco Favini, il segretario Giovanni Guido e i commissari Laura Useri, Sofia De Martis, Claudia Porcu, Amalia Adriana Rocco, Franco Simula, Giuseppina Tanda e Paola Cossu si dicono fiduciosi che la sensibilità di Solinas e Nieddu “sarà motivo di decisione saggia e l’attenzione ai conterranei sardi, dimostrata in questi giorni difficili, porterà ad altre decisioni che, sia pur dolorose, offriranno ai più deboli una possibilità di sopravvivenza senza arrivare a veder barattare la propria vita con quella di un altro essere umano”.

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