Nicolò Alberto Li Castri, Presidente Confederazione Barracellare Regionale Segretario Confsal
Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Nicolò Alberto Li Castri, Presidente Confederazione Barracellare Regionale Segretario Confsal
“Abbiamo letto con attenzione le osservazioni dell’ANCI Sardegna sulla proposta di legge n. 227. E vorremmo tranquillizzare l’ANCI su una cosa: non dovrebbe essere motivo di particolare preoccupazione il fatto che le Compagnie barracellari vengano ricondotte, con maggiore chiarezza normativa, nell’ambito della polizia locale rurale. Del resto, non stiamo parlando di una realtà inventata oggi.
La stessa legge regionale n. 25 del 1988 afferma espressamente che la Regione esercita le proprie competenze in materia di polizia locale e rurale e, proprio in questo quadro, promuove e favorisce l’istituzione e il potenziamento delle Compagnie barracellari.
I componenti delle Compagnie in possesso della relativa qualifica sono agenti di pubblica sicurezza per effetto del decreto prefettizio previsto dall’ordinamento vigente.
Questo non lo stabilisce la proposta di legge n. 227. Si sta finalmente descrivendo in maniera più coerente. Ed è proprio qui che diventa difficile comprendere alcune delle “preoccupazioni” espresse da ANCI.
Perché ANCI sembra preoccuparsi oggi del fatto che la riforma possa ridefinire il rapporto tra Barracelli e Comuni, delle responsabilità dei sindaci, dei costi e dell’inquadramento delle Compagnie. Ma vorremmo ricordare che la necessità di riformare questo sistema non nasce oggi.
La legge regionale n. 25 risale al 1988. E oggi il Consiglio regionale sta esaminando una proposta che mira proprio al superamento di quella disciplina, ormai ritenuta obsoleta e non più adeguata all’evoluzione delle attività svolte quotidianamente dalle Compagnie.
E allora la domanda è semplice: dove era questa preoccupazione negli anni in cui il sistema avrebbe avuto bisogno di essere aggiornato?
Dove era quando emergevano le lacune normative? Dove era quando le Compagnie chiedevano maggiore chiarezza? Dove era quando diventava evidente la necessità di costruire un modello normativo, organizzativo e formativo adeguato alle responsabilità che i Barracelli già esercitavano sul territorio?
E soprattutto: dove era quando la stessa legge regionale, all’articolo 33, prevedeva espressamente una Conferenza regionale alla quale dovevano partecipare anche i rappresentanti dell’ANCI, proprio per verificare lo stato e i problemi di applicazione della legge, l’attività delle Compagnie e le questioni relative al loro funzionamento e coordinamento?
Non si tratta, dunque, di una materia sulla quale ANCI sia stata chiamata a confrontarsi soltanto oggi. Il problema esisteva già nella legge del 1988. E la legge stessa aveva previsto un luogo istituzionale nel quale affrontarlo. Per questo sorprende che alcune delle questioni oggi sollevate come motivo di preoccupazione vengano presentate quasi fossero una conseguenza della proposta di legge n. 227.
E veniamo alla formazione. ANCI Sardegna è stata coinvolta nel percorso formativo regionale destinato alle Compagnie barracellari. La Regione ha presentato quel percorso come un investimento finalizzato ad accrescere capacità e competenze dei Barracelli, attraverso un programma articolato in 14 seminari per complessive 21 ore di formazione.
E proprio qui sarebbe opportuno aprire una riflessione seria. Perché una formazione destinata a uomini e donne che operano quotidianamente sul territorio, assumendo responsabilità concrete e confrontandosi con situazioni operative reali, non può essere concepita soltanto come una trasmissione unidirezionale di contenuti.
Chi opera sul territorio deve poter parlare. Deve poter chiedere. Deve poter replicare. Deve poter rappresentare le proprie esperienze. Deve poter segnalare le criticità operative. Deve poter mettere a confronto la norma con la realtà.
Altrimenti si può certamente parlare di seminari, di incontri, di lezioni. Ma quando si parla di formazione di chi esercita funzioni pubblicistiche. privatistiche, sarebbe opportuno interrogarsi anche sulla capacità di quella formazione di confrontarsi con la realtà concreta nella quale quelle funzioni vengono esercitate. E questo non è un attacco a chi ha organizzato quei seminari. È una questione di metodo.
Perché non si può pretendere di formare adeguatamente chi opera sul territorio senza ascoltare chi quel territorio lo vive ogni giorno.
E allora, con tutto il rispetto, ANCI dovrebbe forse preoccuparsi meno del fatto che i Barracelli vengano finalmente collocati con maggiore chiarezza nel sistema della polizia locale rurale e preoccuparsi maggiormente del fatto che quel sistema abbia finalmente una disciplina moderna, chiara e coerente con la realtà.
Perché la riforma non sta trasformando i Barracelli in qualcosa che non sono. Sta cercando di dare una veste normativa più coerente a funzioni, responsabilità e caratteristiche che le Compagnie già possiedono. Lo dimostra persino la mozione approvata dal Consiglio regionale il 20 maggio 2026, che definisce le Compagnie barracellari una antica e fondamentale istituzione di polizia rurale della Sardegna e ne richiama le attribuzioni in materia di vigilanza ambientale, polizia rurale e protezione civile. Quindi, francamente, ringraziamo ANCI per la rinnovata attenzione.
Davvero. Perché ogni intervento pubblico sull’argomento ci offre l’occasione di ricordare che i Barracelli non sono una realtà nata ieri. E soprattutto non sono volontari. L’adesione alla Compagnia può essere volontaria. L’attività barracellare, invece, non è “volontariato” nel senso comune del termine. È un’attività disciplinata dalla legge, organizzata istituzionalmente, inserita nell’ordinamento regionale e gravata da specifiche funzioni, prerogative e responsabilità.
Confondere la volontarietà dell’adesione con la natura dell’attività svolta significa semplicemente confondere due piani diversi. I Barracelli sono un’istituzione disciplinata dalla legge. Sono una realtà nella quale convivono funzioni pubblicistiche e privatistiche. E operano storicamente nell’ambito della polizia rurale. Perché sono la polizia rurale da più di 500 anni. Quello che manca non è la loro identità.
Manca una normativa moderna che abbia finalmente il coraggio di riconoscerla, organizzarla e tutelarla senza ambiguità.
E se questa riforma costringe finalmente tutti gli attori istituzionali a confrontarsi con questa realtà, allora ben venga il confronto.
Ma il confronto dovrà essere fatto sulla realtà dei Barracelli del 2026, non su quella del 1988.
E forse, più che preoccuparsi di dove la riforma vuole portare i Barracelli, sarebbe il caso di chiedersi perché per quasi quarant’anni li si sia lasciati fermi sulla carta mentre, nella realtà, continuavano ad andare avanti. Perché il problema non è che la riforma stia portando i Barracelli troppo lontano. Il problema è che la legge è rimasta troppo indietro”.
Nicolò Alberto Li Castri
Presidente Confederazione Barracellare Regionale
Segretario Confsal

