“M5s contro i medici antiabortisti: ‘Via dagli ospedali sardi’. È questo il titolo che campeggia sui giornali, ed è il cuore di una proposta di legge che lascia sinceramente sconcertati. Si propone, né più né meno, di espellere dagli ospedali sardi quei medici che esercitano un diritto tutelato dalla legge: l’obiezione di coscienza. Si parla apertamente di bandirli dai concorsi pubblici, di inserire clausole di decadenza, di creare reparti dove il pensiero unico sia l’unico ammesso. È una deriva pericolosa. Non solo sul piano etico e costituzionale, ma anche profondamente ipocrita e disconnessa dalla realtà dei nostri ospedali. Perché i problemi della sanità sarda, cari colleghi del M5S, sono ben altri. E lo sapete anche voi”. Lo dichiara l’On. Francesca Masala, consigliera regionale di Fratelli d’Italia.
“Con tutto il rispetto per il collega Gianluca Mandas – sottolinea la consigliera regionale di FDI – mi permetto di dire che questa proposta non affronta i veri problemi della sanità sarda. Anzi, li distoglie. Invece di garantire servizi essenziali nei reparti che stanno chiudendo, ambulanze che non arrivano, pronto soccorso al collasso, medici che vanno via perché non sostenuti e territori abbandonati, il M5S propone di bandire medici per la loro coscienza. Incredibile”.
“Siamo davanti a una caccia ideologica a professionisti che scelgono, in piena legalità e nel rispetto della Legge 194/78, di non praticare l’aborto. Una legge che, vorrei ricordare, riconosce e tutela l’obiezione di coscienza come diritto individuale. Il vero diritto negato oggi in Sardegna non è quello all’aborto, ma quello alla cura. Invito il collega Mandas a uscire dagli slogan e a farsi un giro vero negli ospedali della Sardegna: a Sassari, Nuoro, Tempio, Oristano, Alghero, Lanusei… Scoprirà cosa significa non trovare un anestesista, un pediatra, un radiologo. Scoprirà che mancano i medici, non che ce ne sono troppi”.
“Vogliamo davvero che in Sardegna si assumano medici con una ‘clausola ideologica di fedeltà’? Che si impedisca di cambiare idea, di ascoltare la propria coscienza? Questo non è progresso, è una deriva. Se davvero vogliamo aiutare le donne – conclude l’On. Masala – facciamolo con una sanità che funzioni, che le accolga, che le sostenga. Non colpendo chi pensa diversamente, ma offrendo alternative, ascolto e rispetto. Anche per chi cura.”

