Puigdemont è libero e potrà lasciare la Sardegna

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© ANSA/GIAN MARIO SIAS

+++ NOTIZIA AGGIORNATA +++

Accogliendo la richiesta della procura generale, la Corte d’Appello di Sassari ha rimesso in libertà Carles Puigdemont, arrestato ieri su mandato di arresto internazionale per estradizione. L’ex presidente della Catalogna è libero di muoversi, sul suo conto non grava alcuna misura cautelare e dunque può circolare senza limitazioni. Se il 4 ottobre, data dell’udienza sull’estradizione, Carles Puigdemont non si presenterà davanti alla Corte di appello di Sassari e sarà accertato che non si trova nel nostro Paese, il caso dovrà concludersi per l’Italia con una pronuncia di non luogo a procedere.

La procedura prevede infatti che in caso di assenza in aula, il giudice debba incaricare la polizia di verificare se Puigdemont si trovi in Italia. E se la ricerca dà esito negativo la strada obbligata è la chiusura del caso.

Intorno alle 17.50 Puigdemont ha lasciato il carcere di Sassari. Accanto a lui il governatore sardo Christian Solinas, il presidente del Consiglio regionale isolano Michele Pais, le autorità catalane e il suo avvocato. Accolto da un’ovazione di un centinaio di indipendentisti e assediato dalla stampa, non ha voluto parlare e è salito su auto in direzione Alghero, dove da uomo libero prenderà presumibilmente parte ad un convegno già in programma. Molto provato e barba incolta, l’ex leader catalano ha solo rivolto un saluto in risposta al cronista dell’ANSA.

“La Spagna non perde mai l’occasione di mettersi in ridicolo”, ha twittato l’ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont, postando una foto della sua uscita dal carcere di Sassari.

Puigdemont è stato arrestato ieri sera al suo arrivo all’aeroporto di Alghero sulla base di un mandato di arresto europeo delle autorità spagnole per reati contro l’ordine e la sicurezza pubblica nazionale.

L’arresto è avvenuto nell’ambito di un “procedimento giudiziario in corso” e quindi, “come tutti i cittadini”, anche l’attuale eurodeputato catalano “deve sottoporsi all’azione della giustizia”: lo afferma il governo spagnolo in una nota diffusa ai media iberici, in cui si manifesta anche il “rispetto” di Madrid per le decisioni delle autorità italiane.

Manifestanti stanno protestando vicino al consolato italiano di Barcellona per l’arresto. Si tratta di una protesta convocata da movimenti a favore dell’indipendenza della Catalogna. Media iberici parlano della presenza di alcune centinaia di persone. Il consolato italiano ha avvisato che rimarrà chiuso al pubblico “per ragioni di sicurezza” in quanto “sono previste per tutta la giornata manifestazioni” nei pressi delle sedi di Carrer Aribau 185 e Carrer Mallorca 270. Secondo i media iberici, sono presenti diversi esponenti politici secessionisti, tra cui il vicepresidente catalano Jordi Puigneró.

Ad Alghero, unica città italiana di cultura e lingua catalana, il leader indipendentista doveva partecipare ad un incontro con il movimento autonomista sardo ed incontrare il presidente della Regione, Christian Solinas, e il presidente del consiglio regionale, Michele Pais. E anche per partecipare a una manifestazione internazionale dedicata al folk catalano, per la quale migliaia di arrivi sono previsti oggi ad Alghero.

“L’arresto di Carles Puigdemont è un fatto gravissimo e che sia avvenuto ad Alghero è ancora più doloroso”. L’ha detto all’ANSA il sindaco di Alghero, Mario Conoci. “La manifestazione andrà avanti con uno spirito ancora più rivendicativo. Alla luce di questo atto assolutamente politico”, denuncia Conoci, secondo il quale “come avevamo detto a suo tempo, quando scattano gli arresti nel 2017, il processo di autodeterminazione di un popolo non può essere represso con la forza e gestito per via giudiziaria”.

Anche il Partito dei Sardi esprime “sdegno” per l’arresto del presidente Puigdemont e chiama “all’immediato pronunciamento le istituzioni nazionali sarde e tutte le forze politiche democratiche che hanno a cuore la tutela dei diritti individuali, la tutela della libera espressione del pensiero, la condivisione dei principi di giustizia e libertà che animano la lotta politica per l’autodeterminazione dei popoli e la tutela delle legittime aspirazioni delle Nazioni senza Stato”. In una nota a firma del portavoce Gianfranco Congiu il PdS si dice “solidale con il presidente Puigdemont, condivide la sua battaglia per l’affermazione dell’autodeterminazione del popolo catalano e ne auspica l’immediata rimessione in libertà per favorire la ripresa di un dialogo dove, la politica ed il confronto democratico, prevarranno sugli istinti repressivi e sui giustizialismi”.

Il 30 ottobre 2017 Puigdemont era espatriato a Bruxelles per sottrarsi all’arresto dopo che la Procura di Madrid aveva accusato di ribellione l’intero esecutivo catalano in seguito al referendum del primo ottobre del 2017 sull’indipendenza di Barcellona. L’ex presidente si era rifiutato di tornare in patria per testimoniare e le autorità spagnole avevano emesso a suo carico un mandato d’arresto europeo che un mese dopo il Tribunale supremo aveva ritirato, consentendo così a Puigdemont di viaggiare per internazionalizzare la sua causa, senza però autorizzarne il rientro in Spagna.

A marzo del 2018 le autorità spagnole hanno emanato un nuovo mandato di arresto europeo nei confronti di Puigdemont, fermato in Germania mentre tenta di tornare in Belgio dalla Finlandia. Berlino lo rilascia, ma gli proibisce di lasciare il Paese. A luglio un tribunale locale in Germania si rifiuta di estradare l’ex leader con l’accusa di ribellione e ritira le misure che gravavano su di lui. Puigdemont torna in Belgio.

Il 26 maggio 2019 è stato eletto parlamentare europeo ma non ha potuto recarsi a Madrid per ricevere l’investitura ufficiale, pena l’arresto. La Spagna non considera infatti il leader catalano un europarlamentare, quindi non ne riconosce l’immunità che invece gli è stata riconosciuta dall’assemblea di Strasburgo il 2 giugno del 2020.

A marzo del 2021 il Parlamento europeo ha votato a favore della revoca dell’immunità di Puigdemont ed il 30 luglio del 2021 il Tribunale dell’Unione europea ha respinto la richiesta di sospensione della revoca dell’immunità parlamentare all’ex presidente della Catalogna e ai suoi ex ministri Toni Comín e Clara Ponsatí. “Non vi è motivo di ritenere che le autorità giudiziarie belghe o le autorità di un altro Stato membro possano eseguire i mandati d’arresto europei emessi nei confronti dei deputati e consegnarli alle autorità spagnole”, sentenzia il Tribunale dell’Ue.
Ora l’arresto in Sardegna. L’avvocato Boye ha scritto su Twitter che il suo assistito è stato ammanettato in base a un ordine di arresto che sarebbe in realtà “sospeso”. La parola passa ora ai giudici della Corte d’Appello di Sassari.

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