“Negli ultimi anni il Giorno del Ricordo è stato progressivamente normalizzato: cerimonie ufficiali, corone, discorsi istituzionali. Ma mentre la memoria diventa forma, cresce la sostanza della negazione. Storici militanti, accademici ideologizzati e opinionisti di area antifascista ripropongono lo stesso schema: ridurre, relativizzare, giustificare. Il mantra è noto: quelle terre non sono mai state italiane“. Il Blocco Studentesco evidenzia come, a 22 anni di distanza dall’istituzione della Giornata del Ricordo, in Italia ci siano ancora tante voci che vogliono minimizzare e cancellare la tragedia vissuta dagli italiani che vivevano in quelle regioni, prima perseguitati, torturati e uccisi e dopo costretti a lasciare la loro terra.
“È da qui che parte la rimozione. Se Istria e Dalmazia vengono raccontate come estranee alla storia italiana – continua la nota -, allora le Foibe diventano un episodio marginale, l’esodo una conseguenza complessa, la pulizia etnica una rivincita. Un’operazione che cancella la continuità storica, civile e culturale delle comunità italiane radicate per secoli lungo l’Adriatico orientale, interrotta con la violenza dal regime di Tito”.
“Ma le Foibe e l’esodo non sono solo una tragedia umana: sono anche una perdita territoriale e storica imposta, una frattura geopolitica che ha strappato città, case e identità alla nostra Nazione. Un taglio che ha tolto all’Italia ciò che un secolo di passione nazionale aveva riconquistato con il sangue di migliaia di patrioti”.
“Il Blocco Studentesco continuerà a portare avanti una memoria attiva e militante: nelle scuole, nelle piazze, tra i giovani. Perché dove la storia viene amputata, anche il presente diventa fragile. Ricordare significa difendere la verità contro il riduzionismo, contro le ambiguità e contro chi, ancora oggi, prova a mettere tra parentesi i nostri morti e il nostro confine orientale”, conclude la nota del movimento giovanile.

