La Corte costituzionale ha esaminato le questioni sollevate dal Tar del Lazio nell’ambito del procedimento avviato da Iberdrola Renovables Italia, confermando la possibilità di introdurre restrizioni alla realizzazione di impianti fotovoltaici a terra nelle aree agricole. Con la sentenza n. 156 del 2026, depositata oggi, la Consulta ha respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tar del Lazio sia sulla disciplina delle aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili in Sardegna, sia sulle disposizioni nazionali che vietano l’installazione di impianti fotovoltaici a terra in determinate zone agricole.
La pronuncia arriva al termine del procedimento promosso da Iberdrola Renovables Italia davanti al Tar del Lazio. Nel giudizio era intervenuta anche Elettricità Futura, portando all’esame della Corte costituzionale la compatibilità della normativa con i principi costituzionali in materia di energia, tutela del territorio e competenze legislative. La decisione della Consulta conferma dunque la possibilità, per il legislatore, di individuare limiti alla localizzazione degli impianti fotovoltaici a terra, anche con riferimento alle aree agricole, nell’ambito della disciplina nazionale e regionale delle fonti energetiche rinnovabili.
“Abbiamo sempre ritenuto l’ambiente e il paesaggio isolano un bene identitario della Sardegna. Ancora una volta la Consulta ha ribadito il principio di cautela quando si parla idoneità o non idoneità di un territorio ad ospitare impianti per la produzione da fonti di energia rinnovabile”. Lo afferma la Presidente della Regione, Alessandra Todde, commentando la sentenza n. 156/2026 della Corte costituzionale.
“La sentenza di oggi della Consulta lascia in vigore le regole con cui abbiamo individuato le aree dove realizzare gli impianti e quelle da tutelare. Resta fermo anche il principio di cautela previsto dalla nostra legge. Lo ribadiamo – sottolinea Todde – tutte le aziende che vogliono investire nella nostra terra sono le benvenute ma chi investe in Sardegna deve confrontarsi con le regole e con le esigenze delle comunità. Il valore del nostro paesaggio e le vocazioni dei territori devono avere un peso nelle decisioni”.
“La nostra autonomia vive nelle scelte concrete. Continueremo a farla valere perché la transizione porti energia e benefici ai sardi, dia forza alle nostre imprese e rispetti la terra in cui viviamo. La Sardegna vuole la transizione energetica”, conclude la Presidente, “e vuole governarla, perché le scelte sul nostro territorio riguardano il futuro di tutti noi”.
“La sentenza di oggi – sottolinea l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica Francesco Spanedda – conferma la linea scelta dalla Regione. Abbiamo rivendicato il diritto della Sardegna a governare le trasformazioni del proprio territorio e abbiamo costruito una disciplina per farlo, individuando dove le energie rinnovabili possono essere realizzate e dove devono essere tutelati altri interessi. Oggi quella scelta resta in campo”.
“Non abbiamo scelto la strada dei divieti indiscriminati – prosegue l’assessore – ma quella della pianificazione: stabilire regole, individuare le aree e assumere la responsabilità delle scelte. È questo il senso della legge regionale 20 ed è questa la direzione che la Regione continuerà a seguire”.
La sentenza n. 156/2026 della Corte costituzionale, depositata oggi, lascia infatti in vigore gli Allegati A, B, C, D ed E della legge regionale 20/2024, che individuano le aree idonee e non idonee alla realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili. Le questioni sollevate sugli Allegati sono state dichiarate inammissibili.
Resta inoltre fermo l’articolo 1, comma 7, della legge regionale, che introduce un principio di cautela stabilendo la prevalenza dell’inidoneità quando un’area presenti contemporaneamente caratteristiche di idoneità e di inidoneità. La relativa questione è stata dichiarata non fondata dalla Corte.
“La transizione energetica non può essere semplicemente una sommatoria di impianti. Deve essere governata, tenendo insieme produzione di energia, tutela del paesaggio, comunità e vocazioni dei territori. La Sardegna continuerà a fare la propria parte, con gli strumenti che la legge le riconosce e con la responsabilità di chi governa il territorio”, conclude Spanedda.

