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Dopo 30 anni, cambia la legge sugli alloggi popolari in Sardegna

Redazione 6 Novembre 2020 0 commenti
palazzo regione sardegna

La Giunta regionale ha approvato il nuovo disegno di legge che andrà a normare l’edilizia residenziale pubblica. Si tratta della revisione della legge 13 del 1989, in vigore a distanza di oltre 30 anni dalla sua emanazione e per questo superata nonostante gli aggiornamenti che nel tempo hanno cercato di adattarla al contesto sociale ed economico.

“Oggi la qualità dell’abitare è un diritto – spiega il Presidente Christian Solinas – e in questo senso la revisione di una legge datata e decontestualizzata rispetto alle reali esigenze delle famiglie sarde, oltre che un importante strumento di riequilibrio dei tessuti urbani, rappresenta il salto di qualità che il settore dell’edilizia residenziale pubblica attendeva da tempo. Nella formulazione del nuovo testo abbiamo agito secondo criteri di equità sociale, chiarezza normativa e semplificazione amministrativa, adattati all’attuale contesto sociale e con una forte attenzione per le fasce più deboli della società”.

“Il testo si ispira al più alto principio di legalità – ha detto l’Assessore dei Lavori Pubblici Roberto Frongia, che ha definito il provvedimento – e affronta anche il problema delle occupazioni e cessioni illegali degli alloggi”. Il Ddl ridisegna le funzioni dei vari soggetti interessati (Regione, Comuni e Azienda regionale per l’edilizia abitativa, Area) e migliora i diversi procedimenti che vanno dalla predisposizione delle graduatorie alla decadenza dell’assegnazione, alla mobilità, fino alla determinazione del canone. Cinque le finalità che hanno spinto la Regione a procedere con il nuovo disegno di legge: ridurre il disagio abitativo dei nuclei familiari svantaggiati che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato; introdurre più stringenti regole di accesso basate su una rigorosa valutazione dei requisiti e delle condizioni sociali delle famiglie, oltre che di permanenza negli alloggi per evitare situazioni di privilegio; prevenire possibili abusi e speculazioni (ad esempio sublocazioni, morosità, decadenza, sottoutilizzo, mancata occupazione); assumere come parametro di valutazione della situazione socio-economica l’indicatore della situazione economica equivalente; assicurare garanzie per l’utenza (partecipazione, gestione comune dei beni, mobilità).

In particolare, tra le innovazioni, è stato modificato il limite economico per l’accesso con riferimento al valore dell’ISEE e sono stati inseriti i piani speciali di edilizia residenziale pubblica a favore di anziani e portatori di handicap. la previsione per un Comune che non disponga di alloggi da assegnare, della possibilità di fruire di alloggi ricompresi nello stesso ambito ottimale d’utenza. È inoltre prevista l’emanazione di apposite direttive, da parte della Giunta regionale, per la determinazione dell’importo del canone fisso per coloro che non dispongono di un reddito minimo o che dispongono di un reddito derivante da assistenza pubblica. Saranno rafforzati i controlli per i redditi “anomali”. La possibilità di assicurare alle famiglie e alle persone bisognose la concessione di un contributo per le spese d’affitto e le spese accessorie relative all’alloggio in cui vivono, il cui ammontare dipenderà dalla situazione economica del nucleo familiare.

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