Prosegue il monitoraggio indipendente della missione Salute del PNRR da parte della Fondazione GIMBE, e i dati aggiornati delineano per la Sardegna un quadro fatto di luci e ombre, con criticità che rischiano di compromettere il raggiungimento degli obiettivi entro la scadenza del 30 giugno 2026.
Sul fronte delle Case della Comunità, nell’Isola ne sono state programmate 79. Di queste, secondo gli ultimi dati disponibili (Agenas, 31 dicembre 2025), 41 risultano aver attivato almeno un servizio, pari al 51,9% del totale. Un dato superiore alla media nazionale, ferma al 45,5%, ma che non garantisce ancora la piena operatività delle strutture, spesso attive solo parzialmente.
Decisamente più critico il quadro degli Ospedali di Comunità: dei 35 previsti in Sardegna, appena 2 risultano operativi (6%), un valore nettamente inferiore alla media italiana del 27%. Un ritardo che evidenzia difficoltà strutturali e organizzative nella realizzazione dell’assistenza territoriale.
Segnali più incoraggianti arrivano invece dal Fascicolo Sanitario Elettronico. A livello regionale sono disponibili 16 delle 20 tipologie di documenti previste dal decreto ministeriale del 7 settembre 2023, superando la media nazionale di 14. Tuttavia, resta basso il livello di utilizzo da parte dei cittadini: solo il 24% dei sardi ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati, contro una media italiana del 44%.
A pesare sull’attuazione complessiva della riforma, secondo Nino Cartabellotta, sono ritardi strutturali, attivazioni incomplete dei servizi e una persistente carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico. Per le Case della Comunità incide inoltre il mancato pieno coinvolgimento dei medici di medicina generale, figura centrale per il funzionamento dell’assistenza territoriale.
“A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della missione Salute del PNRR – avverte Cartabellotta – l’obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità pienamente funzionanti resta ancora lontano, con avanzamenti lenti e diseguaglianze regionali inaccettabili”.
Due i rischi principali evidenziati dalla Fondazione: da un lato il mancato raggiungimento dei target europei, che potrebbe comportare la restituzione dei fondi ricevuti; dall’altro il conseguimento degli obiettivi solo grazie alle performance di alcune regioni, senza però ridurre – e anzi aggravando – i divari territoriali.
Con la scadenza ormai imminente, l’appello è rivolto a Governo e Regioni: accelerare l’attuazione e affrontare con decisione le criticità per evitare che una riforma cruciale per il futuro della sanità pubblica resti incompiuta.

