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10 Febbraio – Giorno del Ricordo, Alivesi (Sardegna al Centro 2020): “Per non smettere di ricordare”

Redazione 9 Febbraio 2026 0 commenti
Alivesi_giorno del ricordo

“E’ dal 2004 che in Italia è stato istituito il “Giorno del ricordo”, dedicato alla memoria della tragedia giuliano-istriano-dalmata e alle stragi delle foibe. Purtroppo, è necessario sottolineare, che l’Italia è un Paese in cui si devono istituire le memorie obbligatorie e in cui si sancisce per legge il Ricordo, o la Memoria, nazionale”. E’ quanto dichiara Manuel Alivesi, Coordinatore metropolitano di Sassari di Sardegna al Centro 2020.

“E’ un Paese strano il nostro – prosegue Alivesi – è un posto in cui si riesce a passare sopra gigantesche magagne e ci si azzuffa sul diritto di ricordare dei morti. Un Paese in cui, tutt’ora, la politica e il tifo calcistico sono metafore speculari: in cui ci si appropria delle memorie e, con la scusa di renderle patrimonio comune, si cerca di trarne debito vantaggio o, peggio, di farne prevalere alcune a scapito di altre.

“Sono passati settant’anni dai drammatici eventi delle foibe, ma la foiba è ancora un argomento che suscita a qualcuno l’orticaria. Non amiamo particolarmente le giornate della memoria. Crediamo che l’unica memoria autenticamente incisa nell’identità di un Popolo debba essere quella che ne plasma ogni giorno il suo carattere: non quella che si deve ricordare solamente una volta all’anno per legge. Tuttavia, poiché l’Italia, per molteplici ragioni, ha vissuto e vive un clima culturale fortemente contrastivo, comprendo che però una legge possa essere utile a tutelare un diritto alle memoria che, altrimenti, rischierebbe di essere negato”.

“Ovunque ed in qualunque epoca esistono e sono esistiti i prepotenti: cioè gente che crede che l’unico modo di affermare la propria idea sia quello di zittire chi ne possieda una diversa. Ma questa non è storia: questa è solo una cattiva propaganda politica. Negare la Shoah o fingere che l’olocausto armeno non sia mai esistito – sottolinea Alivesi – non ha a che fare con la Storia, ma solo con la cattiva coscienza: è un caso di inumanità, non di dottrina storiografica”.

“E così è per le foibe. Certamente, la storia delle terre Giuliane, Istriane e Dalmate è una storia complessa, che, proprio per la sua complessità, favorisce il formarsi di visioni contrapposte circa la composizione etnica e culturale del territorio, le persecuzioni a fasi alterne, le ragioni del massacro: romani, poi veneziani, slavi, ungheresi, regnicoli, fascisti, titini, in un gioco di sovrapposizioni e, spesso, di reciproci soprusi, hanno segnato le terre del Litorale e ne hanno determinato la secolare sofferenza”.

“Per contro, di fronte ad un quadro etnico e sociale così complesso, la storiografia reagisce con la ricerca e con l’analisi delle fonti: solo il quadro complessivo potrà aiutarci a comprendere. Invece, nel caso delle foibe e, in generale, di tutti quei fenomeni storici che si dicono “divisivi”, ognuno qui ha preso scampoli di verità, per dimostrare le proprie ragioni: per brandirli come una clava contro l’avversario”.

“Solo che, nella storia, non ci sono avversari: ci sono vittime, come in questo caso, da ricordare. E carnefici, da indicare con nome e cognome. E motivi da analizzare”.

“La storiografia è come un processo: deve esaminare le testimonianze, vagliarle, isolare quelle credibili, eliminare quelle inutili o mendaci, valutare tutti gli elementi e, infine, emettere una sentenza. Naturalmente, la sentenza sarà buona se il giudice è capace: altrimenti sarà pessima. Tutto qui. Ma il primo requisito è che il giudice sia imparziale: che non si tratti di un tribunale speciale di stile fascista o di un tribunale del Popolo, di opposta tendenza. Non sappiamo che farcene di una storia aggiustata per fini politici, insomma”.

“Per questi motivi – spiega Alivesi – il nostro augurio, come impegnati in Politica, come uomini e donne liberi e come Italiani, è che si possa ricordare il dramma delle foibe senza polemiche, di qualunque colore: con un pensiero ai morti e ai sopravvissuti. Fratelli tra fratelli, uomini tra uomini”.

“E, soprattutto, che si possano ricordare, sempre e con pietà, tutti i morti di tutti gli olocausti, indipendentemente dagli assassini, dalle ideologie e dai fenomeni che ne abbiano determinato la morte: che la nostra memoria, insomma, non sia intermittente o determinata dalla legge o dalle direttive di partito, ma obbedisca a regole più alte e più universali. Altrimenti, i giorni del Ricordo e delle Memoria altro non servono che ad alimentare, paradossalmente, l’oblio”.

“Sardegna Al Centro 2020 ritiene doveroso mantenere viva la memoria storica, soprattutto tra le nuove generazioni, affinché tragedie simili non si ripetano e affinché il dialogo, il rispetto reciproco e la convivenza civile siano sempre alla base della vita democratica del Paese”.

«Invitiamo iscritti, simpatizzanti e tutti i cittadini – prosegue Alivesi – a partecipare alle iniziative commemorative organizzate sul territorio, come segno di vicinanza e responsabilità civica. La memoria condivisa è un patrimonio comune che unisce e rafforza la nostra comunità».

“Il Coordinamento Metropolitano di Sardegna Al Centro 2020 rinnova così il proprio impegno nel promuovere momenti di riflessione storica e civile, nel rispetto dei valori democratici e della dignità di tutte le vittime”.

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