“Da troppo tempo, a Sassari, sentiamo ripetere che certi interventi urbanistici siano semplicemente atti dovuti’, come se il Comune non avesse margine di scelta, come se tutto fosse già scritto e l’amministrazione potesse solo prendere atto e firmare. Noi non la pensiamo così. Crediamo che l’urbanistica sia, prima di tutto, una responsabilità politica. Significa decidere che città vogliamo diventare, come vogliamo vivere gli spazi, che equilibrio costruire tra sviluppo, ambiente e qualità della vita”. A prendere posizione in merito alla alla pratica di permesso di costruire convenzionato per l’edificazione di un nuovo supermercato a Predda Niedda, che verrà discussa domani in Consiglio comunale, sono le associazioni Glocal, Comitato Più Uno Sassari, Generazione Italie, Costituente per Sassari e Italia Nostra – Sezione Sassari.
“Per questo, insieme alle realtà della nostra rete, abbiamo studiato con attenzione il caso del Comparto 1629 tra Li Punti e Predda Niedda. Abbiamo presentato osservazioni tecniche puntuali, entrando nel merito delle scelte. Osservazioni che, ad oggi, non hanno trovato alcun riscontro come purtroppo accade di frequente. E allora, quando si parla di ‘confronto’, viene da chiedersi: confronto con chi? Dove e quando si sarebbe svolto? Ma il punto non è solo tecnico. È anche, e soprattutto, democratico”.
“A Sassari – proseguono le associazioni – manca ancora una vera stagione di urbanistica partecipata. Non basta prevedere per legge la possibilità di presentare osservazioni: spesso i cittadini non ne sono informati, oppure intervengono solo i soggetti direttamente interessati. Il risultato è che le trasformazioni più rilevanti vengono di fatto decise senza un confronto reale con chi quei quartieri li vive ogni giorno”.
“Premettiamo che non siamo contrari per principio ai centri commerciali. Ma la domanda resta inevitabile: ha davvero senso, a Sassari, continuare a costruire grandi strutture commerciali, soprattutto in aree già sature?”
“C’è poi un tema che non può più essere ignorato: l’impatto sulla mobilità. Ogni nuovo insediamento di questo tipo – sottolineano le associazioni – genera flussi aggiuntivi, aumenta la pressione sulle strade esistenti, incide sulla vivibilità quotidiana. Senza una valutazione seria del carico di traffico e della sostenibilità viaria, il rischio è quello di peggiorare ulteriormente una situazione già critica”.
“Anche sul piano delle regole emergono interrogativi. Il Piano Urbanistico Comunale, per interventi di questa portata, sembra indicare la necessità di una pianificazione unitaria, attraverso un comparto. Qui invece si procede con un permesso convenzionato che appare, quantomeno, forzato rispetto ai presupposti previsti”.
“Per essere chiari: un conto è il lotto, cioè il singolo terreno; un conto è il comparto, che rappresenta una visione d’insieme, un progetto coordinato capace di costruire un pezzo di città. Ridurre tutto a un intervento puntuale significa rinunciare proprio a quella visione”.
“E poi c’è il valore dei luoghi. Nell’area sono presenti circa 150 ulivi: un elemento che contribuisce all’identità del quartiere e alla qualità ambientale, e che merita attenzione nelle scelte di trasformazione”.
“Il Comune non è un notaio. Può – e deve – orientare lo sviluppo, anche rimettendo mano agli strumenti urbanistici quando necessario. Dire che tutto è ‘dovuto’ significa, di fatto, rinunciare a questo ruolo. Noi crediamo invece che Sassari debba pensarsi come una comunità che sceglie il proprio futuro nel reale interesse della collettività”.

