Il tempo stringe e inizia ad intravedersi all’orizzonte, il momento che vedrà i cittadini italiani impegnati al voto referendario per esprimersi sulla riforma costituzionale della magistratura con, tra le novità più importanti, la separazione delle carriere tra giudici e pubblico ministero: in sostanza tra chi accusa e chi deve giudicare.
Tra i cambiamenti in tema di giustizia, anche la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), con la modifica della scelta dei giudici che ne faranno parte.
Ma andiamo più nel dettaglio vedendo in maniera semplice, le differenze fra il sistema attuale e quello che verrà attuato in caso di vittoria del sì.
Carriere oggi: i magistrati che giudicano(giudici) e quelli che devono accusare (pm), appartengono allo stesso ordine e possono, nel corso della loro carriera passare dall’una all’altra funzione. In pratica chi oggi accusa, domani potrebbe giudicare..
Carriere domani con vittoria del SI: due carriere separate attraverso due concorsi distinti e senza poter passare ad altra funzione nel corso della carriera. In questo modo, chi è deputato a giudicare quindi il giudice, potrà assolvere solo a quella funzione rafforzando di fatto il ruolo imparziale durante l’arco di tutta la carriera.
CSM oggi: esiste oggi un solo consiglio superiore della magistratura i cui organi vengono scelti non su base del merito, ma sulla base dell’appartenenza alle correnti interne, così come testimoniato da numerosi magistrati.
CSM domani con vittoria del SI: il consiglio verrà sdoppiato con una migliore organizzazione, per separare i giudici dai pubblici ministeri (magistrati accusatori). In questo modo potrebbe essere garantito un miglior equilibrio fra i due organi, soprattutto da chi durante un processo, deve accusare e chi invece deve giudicare.
Notizie di cui diffidare: tra chi sostiene le ragioni del no, c’è la preoccupazione che il pubblico ministero potrebbe essere assoggettato dal potere politico. Questa informazione è errata in quanto l’articolo 101 della costituzione stabilisce che “la giustizia è amministrata in nome del popolo e che i giudici sono soggetti soltanto alla legge, cioè indipendenti da altri poteri”.
Ma tra le ragioni potrebbe esserci anche il mantenimento in una situazione che finora, ha dimostrato poca equità, poco equilibrio e poca imparzialità. Ecco perché molti intellettuali, molti magistrati stessi e molti esponenti non vicini al governo, hanno espresso parere favorevole ad una riforma, tanto attesa e che potrebbe davvero cambiare volto alla magistratura e quindi anche alla vita di molti cittadini che purtroppo hanno avuto a che fare con la giustizia.
