Dopo aver scartato i regali trovati sotto l’albero, la notte di Natale, è il momento fatidico di riciclare i regali poco graditi. Pare che, dati alla mano, il 37% dei regali ricevuti (cioè uno su tre!) verrà riciclato. E poiché chiamarlo “riciclaggio di regali non graditi” apparirebbe brutto, hanno inventato un eufemismo inglese: ”regifting”.
C’è poi chi ammanta questa squallida usanza con motivazioni di ecosostenibilità ambientale. Regifting eco-friendly.
E non parliamo poi di coloro che colgono al balzo l’opportunità per guadagnarci anche qualche spicciolo grazie alle “app” che ci invitano a sbarazzarci delle cose che non ci piacciono: allo squallore aggiungono ulteriore squallore.
Oscar Wilde più di un secolo fa elaborò una splendida frase che riesce ad inquadrare perfettamente il concetto di una vita vissuta con superficialità: «oggigiorno il cinico conosce il prezzo di ogni cosa e il valore di nessuna». Si diventa cinici quando si rimane indifferenti al valore che rappresenta un oggetto ricevuto a prescindere dal suo effettivo prezzo sul mercato. Se l’abitudine di fare doni è il corollario del consumismo, quella del “regifting” è il corollario del più bieco opportunismo.
Forse avremo ricevuto qualcosa di cui non sappiamo cosa farcene ma il valore di quell’oggetto è legato alla persona che ha deciso di donarcelo. Anche quelle babbucce con la testa di orsacchiotto o la cravatta con l’effige di Donald Duck. O forse non abbiamo il coraggio di ammettere che non è sgradito solo il dono… ma anche il donante?
E tutto ciò ci dimostra la superficialità del nostro modo di vivere senza valori, teso esclusivamente a ciò che è utile, efficiente, materiale, dal quale possiamo trarre un eventuale profitto dimostrando di conoscere «il prezzo di tutto e il valore di niente!»













