Usiamo questo augurio solo se vediamo qualcuno con le valigie in mano, un biglietto aereo e sappiamo con certezza la sua effettiva destinazione reale dalla quale, concluso il periodo di vacanza, ritornerà.
Tante volte abbiamo sentito dire «Buon viaggio» con un sorriso e un augurio sincero prima della nostra partenza per una vacanza.
Ma cosa succede quando queste parole vengono pronunciate in un contesto completamente inopportuno?
In queste ultime ore abbiamo avuto modo di leggere questo augurio in riferimento ad un evento luttuoso e triste come la conclusione dell’esistenza terrena di Pippo Baudo. L’augurio di buon viaggio suona come una becera contraddizione, un ossimoro che stride con la realtà.
Sembra che in tal modo si stia cercando di evitare la parola forse più sincera e umana: “mi dispiace“. La gioia e la serenità che normalmente accompagnano la partenza per una bella vacanza sono state adottate per descrivere la fine dell’esistenza terrena di un personaggio più o meno celebre. Anche se, effettivamente, questo modo di dire ormai è applicato anche per qualsiasi altra persona anche meno celebre, cercando — probabilmente — di indorare la pillola, di rendere più accettabile la morte con parole che non le appartengono.
E non parliamo poi delle condoglianze “via social”. Cioè l’espressione di un sentimento che, per eccellenza, dovrebbe essere il più intimo, riservato, profondo e personale come il cordoglio divulgato sul mezzo meno intimo, riservato, profondo? A questo punto mi chiedo se abbiamo, ahinoi, perso la capacità di tenere salde le briglia dei nostri pensieri! O se purtroppo sia tardi per chiudere il recinto dopo che i buoi sono ormai scappati!
Elenco poi un’altra strampalata usanza: “R.I.P.“.
Abbreviazioni che sembrano rappresentare l’accidia della nostra comunicazione verbale, affidando il cordoglio ad un becero acronimo. E questo non ci stupisce più di tanto, forse, visto che ormai il ringraziamento ad un nostro augurio sui social si risolve spesso con uno stitico GRZ! (E se siamo fortunati una faccina che sorride.)
È arrivato il momento di dire ciò che pensiamo veramente, di rivedere il modo in cui esprimiamo i nostri auguri, i nostri sentimenti, le nostre emozioni senza usare eufemismi e lasciando parlare il cuore. Forse è il momento di essere più umani nelle nostre parole.
E in mancanza di parole giuste per l’occasione, probabilmente, sarebbe decisamente molto meglio un abbraccio sincero che spesso può valere molto più di mille parole buttate lì. Solo così potremo tornare a dare un senso vero alle nostre espressioni di gioia o di mestizia.
Infine devo però constatare -positivamente-di non aver letto in questo contesto la frase che io detesto più di tutte: “la terra ti sia lieve“. La peggiore in assoluto!! È il caso di dire con quella abbiamo davvero toccato il fondo… senza neppure scavare!!













