Pasquetta è alle porte. E c’è un luogo, la baia di Porto Ferro, dove il tempo rallenta senza mai fermarsi davvero, anche a Pasquetta. Dove un pranzo può essere un momento raccolto, quasi rituale ma gustoso, mentre pochi metri più in là la giornata si apre a traiettorie imprevedibili tra musica, incontri sulla spiaggia o fronte Baretto e tramonti che diventano esperienza condivisa. Ed è da Pasquetta che riparte la stagione 2026 del Baretto di Porto Ferro, fedele a sé stesso ma sempre capace di rinnovare il proprio linguaggio e le proprie proposte.
È nella proposta musicale che si riconosce, ancora una volta, l’identità più autentica del luogo. Una selezione volutamente eterogenea, costruita come racconto sonoro in continua evoluzione. Si parte con Carlotta, classe 2003 già parte della comunità del Baretto, che accompagnerà il pubblico tra post punk, garage e dream pop, in un set che è insieme ricerca e familiarità. A seguire Nazar (classe 1999) a proporre un attraversamento di generi e suggestioni: dall’etnico alla psichedelia sino all’elettronica, in una contaminazione senza confini. E poi lui, presenza iconica: Dj Sergione. Il suo è un ritorno che ha il sapore delle abitudini che diventano certezze identitarie, delle domeniche che si trasformano in appuntamenti fissi. Un set che non è solo musica, ma parte integrante di un rito condiviso, capace di dare al tramonto una dimensione quasi narrativa.
Così prende forma l’inizio di una nuova stagione che non si limita a programmare eventi, ma continua a costruire un immaginario. Il Baretto di Porto Ferro si conferma come uno spazio in cui musica, paesaggio e comunità si intrecciano, dando vita a un’esperienza che, anno dopo anno, si rinnova restando profondamente riconoscibile.
“Andiamo a Porto Ferro”? Anche quest’anno la scelta è solo apparente: dentro e fuori, prenotazione e libertà, a tavola o very easy, quiete e movimento, musica e mare e relax. Il Baretto continua ad essere spazio aperto, fluido, accessibile con bar, panini, nessuna prenotazione e la possibilità di lasciarsi guidare semplicemente dalla giornata.
“E se è vero che la direzione non viene mai imposta, è altrettanto certo che, ancora una volta, ci sarà molto da ascoltare. E da vivere” chiude Danilo Cappai, anima del Baretto.

