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Confartigianato Sardegna: “L’aumento dei costi dei materiali mette in difficoltà le imprese sarde. A rischio i lavori pubblici e privati”

Redazione 21 Marzo 2026 0 commenti
giacomo meloni

Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna

L’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione, dal 3 al 30%, comincia a incidere profondamente nei bilanci delle imprese sarde del settore. Con il conflitto nel Golfo Persico, come già accaduto per la guerra russo-ucraina, il costo delle materie prime, dei semilavorati e dei prodotti finiti rischia di gravare sulle realtà della Sardegna che si occupano di edilizia, costruzioni e di lavori pubblici.

L’allarme lo lancia Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna ricordando come gli imprenditori, infatti, si trovino in una “tempesta perfetta” nella quale vi è il costo delle materie prime, dei semilavorati e dei prodotti, la scarsa reperibilità di questi, la difficoltà di trasporto e la necessità di aggiornare continuamente listini e preventivi per non perdere ordini e lavori.

“C’è il timore che l’instabilità dei prezzi, dalle materie prime all’energia al gasolio, possa ripercuotersi sia sui lavori pubblici sia sugli interventi privati – afferma il Presidente – e i durissimi danni di questa situazione potrebbero essere difficili da sopportare soprattutto per le piccole e medie imprese”. “Sarebbe opportuno, da parte delle Istituzioni – prosegue Meloni – l’attivazione urgente di tavoli di monitoraggio dedicati all’andamento dei prezzi dei materiali da costruzione anche per prevenire possibili distorsioni dovute alla speculazione”. “A questo proposito – aggiunge – invitiamo la Politica nazionale e i nostri rappresentanti regionali ad adoperarsi per rendere operativo l’Osservatorio per il monitoraggio dei prezzari delle Opere Pubbliche istituito dalla Legge di stabilità 2026 che avrà il compito, tra gli altri, di raccogliere, analizzare e confrontare i dati relativi ai costi dei prodotti, delle attrezzature e delle lavorazioni, oltre a vigilare sulle dinamiche di mercato che incidono sulla determinazione dei prezzi nei diversi ambiti territoriali”.

Le analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna stimano come nell’Isola siano quasi 20mila micro e piccole imprese produttrici e dell’edilizia, che impiegano quasi 54mila addetti, interessate da uno shock sui maggiori costi delle materie prime che, su base annua, vale quasi oltre mezzo miliardo di euro, pari all’1,7% del Pil regionale.

L’Associazione Artigiana della Sardegna, raccogliendo i dati sulle fatture d’acquisto pre e post crisi Iran, presso alcuni propri associati, rileva come alcuni materiali stiano già mostrando rincari rilevanti.

L’aumento generalizzato dei prezzi, come da comunicazioni che stanno arrivando dai fornitori verso le imprese, varia tra il 10% e il 15% con punte del 30%.

Ecco gli aumenti medi già rilevati e annunciati dal 1 aprile: prodotti chimici per l’edilizia +3%; cartongesso e intonaci +3,5%; sabbie, leganti, malte, calcestruzzi e arredo giardino, manufatti cementizi + 5%, pitture interne ed esterne, sistema a cappotto, smalti e impregnanti + 6,5%; tubi e raccordi in polietilene e reti da cantiere + 10%; membrane bituminose +10%, polistirene estruso, lana di vetro e lana minerale, contenitori in PE per stoccaggio acqua potabile +13%; isolanti e impermeabilizzanti tra il 7% e il 15%; tubazioni in pvc e polietilene +20%; tubi in polietilene liscio e tubi multistrato + 30%. Ancora da quantificare l’aumento di betonelle e tegole in cemento. Per il calcestruzzo atteso rialzo del 15%. Anche il ferro registra aumenti che in certi casi raggiungono il +20%.

Per tutti gli altri prodotti i fornitori accettano ordini inserendo però una clausola di possibile revisione dei prezzi.

In aumento anche il costo dei dischi diamantati per l’estrazione e la lavorazione del materiale lapideo, che ha subito un balzo del 15%. Crescita registrata anche del costo del conferimento dei rifiuti speciali in discarica.

Oltre agli aumenti immediati, si stanno diffondendo anche pratiche commerciali che riflettono il crescente clima di incertezza nel mercato. Alcuni fornitori, infatti, richiedono alle imprese di confermare i preventivi entro 24 ore, avvisando che, in caso contrario, le condizioni economiche potrebbero subire modifiche.

Queste dinamiche si inseriscono in un contesto già complesso per il settore delle costruzioni. Già all’inizio dell’anno si erano registrati aumenti intorno al 10%, mentre il recente incremento dei costi dei carburanti sta incidendo direttamente sulle spese di trasporto, sull’impiego dei mezzi di cantiere e, più in generale, sull’operatività quotidiana delle imprese.

Il tema riguarda in modo diretto anche il settore degli appalti pubblici, dove variazioni improvvise dei costi dei materiali possono incidere sulla sostenibilità economica delle commesse.

“Questi aumenti che abbiamo rilevato rischiano di incidere sull’equilibrio economico dei cantieri già avviati – prosegue Meloni – e rischiano di creare difficoltà sia per le imprese sia per le Pubbliche Amministrazioni impegnate nelle opere e nel rispetto delle ultime scadenze relative alla realizzazione dei progetti PNRR”.

Per Confartigianato Sardegna, se tale dinamica dovesse proseguire, il rischio concreto sarebbe quello di rallentamento, o fermo, dei cantieri pubblici e la difficoltà di realizzazione degli interventi programmati sul territorio. In assenza di meccanismi di adeguamento efficaci, il rischio è quello di compromettere l’equilibrio dei contratti e rallentare l’esecuzione degli interventi.

A questo riguardo l’Associazione Artigiana, all’interno dei bandi di gara, ritiene fondamentale l’applicazione delle clausole di revisione dei prezzi e la compensazione dei materiali per le opere pubbliche, così come previsto dal Codice degli Appalti Pubblici, per contrastare l’aumento dei costi e compensare i maggiori oneri delle imprese, in modo da garantire un equilibrio economico nei contratti, tutelare le aziende impegnate nell’esecuzione dei lavori.

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