Dichiarato beato da papa Francesco nel 2021, Rosario Livatino ha dedicato la sua breve vita a combattere la mafia e le altre organizzazioni criminali nel Sud, in particolare ad Agrigento, dove lavorava quando è stato ucciso. Anche Gianni Caria prestava servizio nella stessa città come magistrato all’epoca dell’omicidio, e nell’atto unico “Rosario va in pensione”, edito da Il Maestrale, immagina che Livatino sia scampato all’attentato, che si sia sposato e che abbia sempre vissuto a Roma.
Caria presenterà l’opera all’Ex-Ma.Ter di Sassari domani, giovedì 19 giugno, alle 19.00 in conversazione con Paolo Ardovino. L’incontro si arricchirà degli interventi di Sante Maurizi e Daniela Cossiga.
L’appuntamento è organizzato da Lìberos nell’ambito del festival Éntula con il patrocinio del Comune di Sassari e in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Mario Sironi di Sassari, la libreria Koinè Ubik di Sassari, i Centri odontoiatrici Massaiu, Florgarden e Zarcle.
L’opera. Rosario Livatino fu ucciso il 21 settembre 1990, poco prima di compiere 38 anni, mentre a bordo della sua utilitaria percorreva come tutti i giorni la strada che collega Canicattì ad Agrigento, sede del Tribunale dove prestava servizio come magistrato. I sicari, tutti individuati e condannati, appartenevano alla Stidda, un’organizzazione criminale paramafiosa. A seguito di un’infelice espressione, che lo riguardava indirettamente, dell’allora Presidente della Repubblica Cossiga, Livatino è noto come il «giudice ragazzino» (da qui il titolo del saggio di Nando Dalla Chiesa e del film di Alessandro Di Robilant, con Giulio Scarpati). Nel 2021 è stato dichiarato beato; da allora la camicia da lui indossata quando fu ucciso è considerata una reliquia. Gianni Caria prestava servizio ad Agrigento come magistrato all’epoca dell’omicidio, e in questo suo atto unico immagina che Rosario sia scampato all’attentato, che si sia sposato e che abbia sempre vissuto a Roma, fino ad arrivare alla soglia della pensione. Lungo la finzione si affrontano temi come l’eroismo, il coraggio, la credibilità e l’inadeguatezza, la santità reale e quella equivocata, il pentimento sincero e quello di interesse, la giovinezza perduta e la malinconia per la sorte dei genitori; e in primo piano l’ingiustizia di non aver potuto conoscere l’amore. Il volume contiene in appendice un monologo che è stato interpretato da Giulio Scarpati nella manifestazione culturale Pensieri e parole, tenutasi all’Asinara nell’agosto del 2024.
Gianni Caria (Sassari, 1960), magistrato, è attualmente Sostituto procuratore della Repubblica di Sassari. Per Il Maestrale ha pubblicato il romanzo Sabbie (2023), preceduto da Il presidente addormentato (Bibliotheka, 2018) e dal libro di esordio La badante di Bucarest (Robin, 2012; Il Maestrale, 2024), già vincitore del Premio Giovani Lettori – Memorial Gaia di Manici Proietti (Perugia, 2013) e piazzatosi al secondo posto nel giudizio del Comitato di Lettura della XV Edizione del Premio Primo Romanzo Città di Cuneo (2012-13).
Il festival Éntula è organizzato dall’associazione culturale Lìberos con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e della Fondazione di Sardegna.

