Sassari. Il Comune al fianco delle donne affette da endometriosi

municipio sassari

Può un palazzo illuminato guarire i 3 milioni di donne italiane affette da endometriosi? Sicuramente no, ma potrebbe aiutare a farle sentire meno sole in questa battaglia che combattono quotidianamente, con quel senso di solitudine e incomprensione che spesso invece le accompagna. Per questo l’Amministrazione comunale di Sassari il 27 marzo illuminerà di giallo la facciata di Palazzo di Città, nel mese della consapevolezza dell’endometriosi.

Da anni in tutto il mondo, a marzo, si organizza una marcia di sensibilizzazione e informazione sulla patologia, ma la pandemia ha fermato anche questa iniziativa. Endomarch Team Italy, tra le associazioni impegnate sul campo, ha predisposto altre attività per non mancare l’appuntamento. Il Comune di Sassari è tra le Amministrazioni che hanno patrocinato e condiviso la proposta di illuminare di giallo (il colore della lotta all’endometriosi) un palazzo simbolo della città. Inoltre dal sito www.comune.sassari.it potrà essere scaricato materiale informativo sulla malattia e brochure saranno disponibili anche all’ingresso di Palazzo Ducale, dell’Informagiovani e di Punto Città in corso Angioy. Altre iniziative saranno pubblicate sui canali social dell’Amministrazione. L’idea è quella sì di sensibilizzare, anche con un atto simbolico come è l’illuminazione di Palazzo di Città, ma anche di offrire azioni tangibili per la prevenzione della patologia, che con una tardiva diagnosi può diventare gravemente invalidante. I negozi possono aderire abbellendo di giallo le vetrine.

L’endometriosi è una malattia subdola, invalidante, pressoché sconosciuta ai più e tra le patologie croniche più diffuse, con una donna in età fertile su dieci che ne soffre. Colpisce l’identità femminile dal punto di vista individuale, relazionale, sessuale, sociale e psicologico. Secondo quanto diffuso dal sito www.salute.gov.it in Italia sono affette da endometriosi il 10-15 percento delle donne in età riproduttiva; la patologia interessa circa il 30-50 percento delle donne infertili o che hanno difficoltà a concepire.

Le donne in Italia con diagnosi conclamata sono almeno 3 milioni. Il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in giovanissima età. Eppure ancora oggi se ne parla pochissimo e i fondi destinati alla ricerca, secondo i dati diffusi dalla Fondazione Italiana Endometriosi, sono circa 200 volte inferiori a quelli per altre malattie croniche. Alcune cellule della mucosa uterina si impiantano fuori dall’utero in altri organi come ovaie, tube, vagina, ma anche intestino, vescica, peritoneo, e in certi casi perfino polmoni. Stimolate dagli ormoni del ciclo mestruale, crescono e causano sanguinamenti interni, infiammazioni croniche, tessuto cicatriziale, aderenze.

La reazione della società a una patologia cronica così invalidante e invisibile porta la donna che combatte contro l’endometriosi a sentirsi sola e incompresa e questo può sfociare in grave depressione.

«Non vieni al lavoro perché hai le mestruazioni? Come se fossi l’unica». «Non esci neanche stasera? Sei proprio una vecchia». «Ancora niente figli? Guarda che il tempo passa». «Hai l’endometriosi? Povero il tuo compagno». Sono soltanto alcune delle frasi che accompagnano la vita di una donna affetta da endometriosi, che trova ogni giorno la forza di mettere un piede davanti all’altro nonostante dolori lancinanti, di sorridere nonostante la tristezza e la fatica che sente a ogni respiro, di lottare perché la malattia non sia più così sconosciuta.

Dolori invisibili all’esterno ma reali, con il 40 percento dei casi che portano all’infertilità. Tra i sintomi, forti dolori addominali, non soltanto durante le mestruazioni, stanchezza cronica, nausea, stitichezza o diarrea, dolori durante i rapporti sessuali, cefalea e in alcuni casi ipertermia (aumento della temperatura corporea). Al fianco di questi sintomi, c’è la percezione che la donna ha delle reazioni di chi le sta intorno: dal lavoro alla famiglia, dai conoscenti agli amici, spesso è vista come una persona che esagera nel descrivere il suo stato di malessere. Sensibilizzare e informare su questa patologia le giovani può portare a una diagnosi precoce, l’unico modo per fermare la degenerazione della patologia, e l’intera società a conoscere e comprendere.

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