Prove di regia per il Don Carlo (foto di Elisa Casula)
Un amore impossibile, il potere, la ragion di Stato e l’Inquisizione nella Spagna di Filippo II. Ma anche una partitura che segna una svolta nel linguaggio musicale di Giuseppe Verdi in cui anche l’orchestra diventa protagonista del dramma. Sono questi alcuni dei temi emersi nel foyer del Teatro Comunale di Sassari durante l’incontro “Alla scoperta dell’opera”, dedicato all’opera Don Carlo, in scena il 30 ottobre e 1° novembre all’interno della stagione 2026 dell’Ente de Carolis.
Coordinato dal direttore artistico Alberto Gazale, l’incontro ha guidato un pubblico numeroso e partecipe tra storia, musica e teatro, attraverso gli interventi del presidente Antonello Mattone, del direttore d’orchestra Federico Santi e del regista Ognian Draganov. A dare ancora più fascino alla serata le esibizioni dei cantanti del cast che hanno regalato alcuni “assaggi” facendo crescere l’attesa per il debutto sassarese del capolavoro verdiano.
Mai presentato in città e assente dalla Sardegna da 25 anni, dopo l’ultima produzione al Teatro Lirico di Cagliari, Don Carlo costituisce una delle sfide più impegnative della stagione 2026. A ricostruire il contesto storico e letterario dell’opera è stato Mattone, che si è soffermato sulla figura di Filippo II, tratteggiando il rapporto tra monarchia e religione e le origini del dramma, ispirato alla tragedia di Friedrich Schiller. Al centro della vicenda l’amore impossibile tra l’infante Don Carlo ed Elisabetta di Valois, divenuta per ragioni dinastiche moglie di suo padre, sullo sfondo delle aspirazioni di libertà delle Fiandre e dell’autorità dell’Inquisizione.
«L’edizione del 1884 che proponiamo è caratterizzata da un’atmosfera cupa, segnata dal dolore e da un amore infelice», ha osservato Mattone, richiamando anche il rapporto conflittuale di Verdi con il potere ecclesiastico nel clima risorgimentale in cui lo Stato pontificio ostacolava l’unificazione italiana. «Nel passaggio dal dramma di Schiller al libretto operistico, la vicenda subisce trasformazioni e semplificazioni, ma conserva la forza del conflitto tra coscienza individuale, autorità politica e potere religioso».
«La presenza di Don Carlo nel cartellone rappresenta una scelta artistica e produttiva di particolare rilievo», ha sottolineato Gazale. «È un titolo complesso sotto il profilo musicale, vocale e scenico, raramente affrontato non solo dai teatri di tradizione, ma anche dalle fondazioni lirico-sinfoniche. Abbiamo riunito per questa importante prova un cast di grandi voci internazionali e possiamo contare su un’Orchestra e un Coro preparati a sostenere questa sfida».
Nata per l’Opéra di Parigi, dove debuttò nel 1867 come Don Carlos, l’opera segna una tappa decisiva nell’evoluzione artistica di Verdi. «Con Don Carlo il compositore supera progressivamente gli schemi tradizionali del melodramma e crea una continuità drammatica nella quale l’orchestra non è più semplice accompagnamento, ma protagonista insieme alle voci», ha spiegato Santi, già sul podio del Comunale con grande successo per Salome di Richard Strauss. «Nell’aria Ella giammai m’amò per esempio – prosegue il Maestro — il violoncello solista dialoga con gli altri strumenti e dà voce alla solitudine e al tormento interiore di Filippo II, rivelando la profondità psicologica del personaggio».
Sulla dimensione scenica si è soffermato il regista del Don Carlo Ognian Draganov che firma anche le luci del nuovo allestimento nato dalla collaborazione tra de Carolis e il Teatro dell’Opera di Stara Zagora. Draganov ha sottolineato l’importanza di custodire e rinnovare la tradizione lirica. «Il nostro compito è far vivere questa grande arte, portando sul palcoscenico produzioni importanti e investendo su queste tutte le nostre competenze e il nostro entusiasmo». La serata si è conclusa con una degustazione di vini della Cantina Comincioli partner del de Carolis per il 2026.
Denis Ivanov firma scene e costumi dello spettacolo. Il Coro del de Carolis è diretto da Francesca Tosi. Sul palco nel ruolo del titolo Giuseppe Gipali, tenore dalla carriera internazionale e interprete verdiano, recentemente Don Carlo al Teatro Petruzzelli di Bari. Marta Mari acclamata protagonista nel 2024 di Tosca e Mimì ne La bohème sarà invece Elisabetta di Valois, atteso ritorno anche per il baritono sardo Marco Caria (Rodrigo), protagonista di una consolidata carriera internazionale e interprete particolarmente legato al repertorio verdiano. A Sassari è stato protagonista in Pagliacci e, successivamente, in due importanti titoli verdiani: Nabucco, nel ruolo del titolo, e Otello, dove ha interpretato Jago. Nel cast anche Dario Russo (Filippo II), già Zaccaria in Nabucco e Raimondo in Lucia di Lammermoor a Sassari . Egle Wyss (Principessa d’Eboli) che torna invece dopo le precedenti presenze in Werther e nella Messa da Requiem di Verdi. Completano il cast Marco Spotti (Il Grande Inquisitore), Michael Zeni (Un frate), Chiara Cabras (Tebaldo / Voce dal cielo) e Nicolas Resinelli (Conte di Lerma / Un araldo).

