“La crisi di questi ultimi mesi ha mostrato tutti i limiti dell’attuale sistema di raccolta e smaltimento della plastica. Il punto non è più soltanto dove mettere i rifiuti plastici che non riusciamo a smaltire, ma decidere cosa vogliamo farne e quale sistema vogliamo costruire in Sardegna”. Lo dichiara Aldo Salaris, consigliere regionale dei Riformatori Sardi.
“Abbiamo visto che, quando gli impianti sono pieni, la plastica viene stoccata temporaneamente, caricata sui container e trasferita fuori dall’Isola, con tempi, complessità e costi maggiori legati alla nostra condizione di insularità. Eppure la Sardegna è la prima regione italiana per quantità di imballaggi in plastica raccolti pro capite. E se dalla Giunta regionale è arrivata notizia di un progressivo superamento dell’emergenza estiva grazie ai trasferimenti verso la penisola questo non significa aver risolto il problema, ma continuare a sostenere costi aggiuntivi legati all’insularità”.
“Per questo – prosegue Salaris – come gruppo dei Riformatori Sardi, lo scorso 30 settembre abbiamo presentato un’interrogazione alla presidente della Regione e all’assessora dell’ambiente chiedendo di avviare un nuovo percorso per la gestione della plastica, valutando anche impianti moderni e tecnologie innovative per il trattamento e la valorizzazione degli scarti. Tra queste abbiamo richiamato la pirolisi, già oggetto di sperimentazioni in altre regioni italiane”.
“Riteniamo infatti sia che sia arrivato il momento di studiare concretamente le possibilità che abbiamo, coinvolgendo Regione, ANCI, Comuni, tecnici e operatori del settore. In questo senso considero importante anche l’apertura della presidente di ANCI Sardegna Daniela Falconi alla possibilità di ragionare su strutture che non si limitino allo stoccaggio, ma che siano dedicate al trattamento e alla lavorazione dei materiali”.
“Questa apertura può essere l’occasione per avviare un confronto serio sui territori e capire se esistano le condizioni per realizzare anche in Sardegna impianti tecnologicamente innovativi, capaci non soltanto di ridurre la necessità di trasferire i rifiuti oltre mare, ma anche di generare nuove opportunità economiche”.
“La sfida è trasformare un problema in una filiera industriale sarda – sottolinea l’esponente dei Riformatori – con più tecnologia, ricerca, competenze e capacità di valorizzare ciò che oggi consideriamo soltanto un rifiuto. Per realizzare infrastrutture di questa portata servono investimenti importanti. Per questo chiediamo anche che il principio di insularità previsto dall’articolo 119 della Costituzione trovi concreta applicazione. Se l’insularità rappresenta uno svantaggio che lo Stato deve contribuire a rimuovere e compensare, anche la gestione dei rifiuti deve rientrare in questa logica”.
“L’emergenza ci costringe ad affrontare il problema, e dobbiamo avere la capacità di progettare la soluzione, guardando non soltanto ai prossimi mesi, ma alla Sardegna dei prossimi 50 anni. Un problema – conclude Salaris – che ci obbliga a superare le ideologie e i preconcetti del passato”.

