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Coldiretti Sardegna: “Agricoltura bio taglia di 1/3 consumi energetici”

Raimondo Braina 8 Settembre 2022 0 commenti
piantagione sardegna

Con la crisi energetica è boom per l’agricoltura biologica che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, le filiere corte e la rinuncia ai concimi chimici di sintesi prodotti con l’uso di gas. I terreni coltivati a bio in Italia hanno raggiunto quasi 2,2 milioni di ettari, il massimo di sempre. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti diffusa oggi in occasione dell’inaugurazione del Sana, il salone internazionale del biologico a Bologna. L’Italia è leader in Europa con il 17,4 dei terreni bio, quasi il doppio della media europea (circa 9%) e molto vicino agli obiettivi previsti dalla strategia Ue per il cibo “Farm to Fork”, che prevede di portare le superfici bio europee al 25% entro il 2030.

In Sardegna, in un anno, dal 2020 al 2021, secondo le elaborazioni di Coldiretti Sardegna sui dati pubblicati dal Sinab, le superfici sarde biologiche sono cresciute del 2,4% mentre gli operatori del 5,4%. Nell’Isola infatti ci sono 150.456 ettari che la classificano al settimo posto tra le Regioni italiane con il 12,7% del totale (2.186.570), mentre le imprese bio sono 2.202, rispetto 86.144 dell’intera Penisola.

Nel padiglione Coldiretti del Sana, le esperienze innovative dei giovani agricoltori bio sono le protagoniste per sostenere il piano di riduzione del fabbisogno energetico. Si va dall’uso di sostanze naturali e 100% Made in Italy per concimare i terreni e sostituire i fertilizzanti dall’estero (rincarati anche del 170% con un effetto valanga sulla spesa delle famiglie), al riutilizzo degli scarti di produzione (foglie, gusci, paglia, ecc.) per garantire energia pulita, fino al potenziamento delle filiere corte con la vendita diretta che abbatte i trasporti. In questo modo le aziende riescono a ridurre i consumi di energia in media del 30% rispetto all’agricoltura tradizionale – sottolinea Coldiretti – ma in alcuni casi, come ad esempio per le mele, si arriva addirittura al -45%.

I concimi di sintesi (azotati, fosfatici o potassici) sono, infatti, ottenuti con procedimenti fortemente energivori e l’Italia – ricorda Coldiretti – è dipendente dall’estero per la produzione di questi prodotti. L’aumento dei costi dei fertilizzanti chimici (+170% degli azotati) è dovuta proprio a tali dinamiche e l’agricoltura bio, puntando esclusivamente su concimi organici e minerali, evita il ricorso a queste sostanze, valorizzando la zootecnia, che rappresenta una risorsa nazionale anche in termini di sostanza organica che gli allevamenti mettono a disposizione per rendere più fertili i nostri suoli.

Concimare la terra attraverso l’uso del letame, il compostaggio dei residui organici e anche i residui degli impianti di biogas, favorisce la resilienza delle aziende agricole biologiche – rileva Coldiretti – e rappresenta un modello produttivo in grado di contrastare la dipendenza da mezzi di produzione esterni alle aziende. Ma, puntando sulla filiera corta, il biologico riduce anche i tempi di trasporto dei prodotti e, con essi, le emissioni in atmosfera, tagliando le intermediazioni con un rapporto diretto che avvantaggia dal punto di vista economico agricoltori e consumatori.

A rappresentare la Sardegna al Sana, la giovane Laura Cocco, ultima generazione dell’azienda agricola Peddio di Cuglieri, una azienda olivicola leader nel territorio del Montiferru nella produzione di olio extravergine bio e Dop.

“Nella nostra azienda recuperiamo e riconvertiamo i prodotti ritenuti fino a qualche anno fa scarto di lavorazione – dice Laura Cocco -. All’esterno del frantoio è presente un impianto di estrazione delle sanse il cui scopo è quello di separare la polpa dal nocciolino il quale viene stoccato e utilizzato come combustibile per le caldaie aziendali, la sansa invece viene ritirata da impianti a biogas per alimentare i digestori”.

“Da parte di Coldiretti c’è il massimo impegno per sostenerla e favorirla l’agricoltura bio – evidenzia il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. A livello nazionale è nata l’associazione Coldiretti Bio mentre in Sardegna da circa un anno abbiamo costituito il Distretto Bio Sardegna, il bio-distretto più grande d’Italia. Per Coldiretti – continua – è necessario costruire filiere biologiche interamente italiane e di riuscire a comunicare, anche nelle etichette del prodotto biologico, l’origine made in Italy della materia prima agricola, come peraltro previsto nella Legge 23 sull’agricoltura biologica, approvata quest’anno in Parlamento e della quale si è in attesa della piena applicazione”.

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